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Home - Senza stipendio e licenziati, i vigilantes ci mettono la faccia. Dieci domande al capo della “Protect”

Senza stipendio e licenziati, i vigilantes ci mettono la faccia. Dieci domande al capo della “Protect”

Di Francesco Pesante
9 Novembre 2015
in Lavoro
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Da sinistra, Angelo Neglia e Giuseppe Pozzulo

Hanno deciso di metterci la faccia, convinti di aver subito una lunga serie di ingiustizie da parte dei vertici degli istituti di vigilanza Black Security e Protect. Angelo Neglia e Giuseppe Pozzulo, ex guardie giurate, sono stati licenziati tra settembre e ottobre di quest’anno assieme a un terzo loro collega. “Per mancato rispetto delle regole”, aveva poi ribattuto alla nostra testata l’amministratore della Protect, Vincenzo Giandolfi. La questione continuerà nelle sedi opportune visto il ricorso dei dipendenti. Intanto, Neglia e Pozzulo hanno fatto visita a l’Immediato per affrontare nel dettaglio tutte le questioni più calde. Lo hanno fatto in un modo insolito, ovvero preparando dieci domande da rivolgere a Giandolfi. Dieci domande che vanno dal “passaggio oscuro” tra Black Security e Protect (attraverso il fitto d’un ramo d’azienda) alla debitoria dell’azienda. I due ex vigilantes sono determinati e carte alla mano hanno posto i quesiti al loro ormai ex datore di lavoro. Entrambi, come altri colleghi, non hanno ricevuto numerose mensilità. Con la Black Security non hanno mai visto la 14esima e da quando è subentrata la Protect, la situazione non è affatto migliorata. Pozzulo, in particolare, ritiene di aver subito una ulteriore discriminazione in quanto, ad oggi, non ha ancora ricevuto l’acconto di luglio a differenza di altri (sono circa tre le mensilità arretrate per tutti i lavoratori). 

Ma ora passiamo ai 10 quesiti rivolti a Giandolfi, eccoli:

  • Conosceva i debiti della Black Security (Equitalia inviò cartelle esattoriali per quasi 4 milioni di euro) nei confronti dell’erario prima di effettuare il fitto del ramo di azienda?
  • Come mai sono state necessarie due proroghe (a cavallo tra fine 2014 e inizio 2015) da parte della prefettura prima di poter ottenere l’operatività su Foggia città?
  • Come mai non è stato adeguato per tempo il capitale sociale e il deposito cauzionale non è stato versato entro le scadenze così come richiesto dalla prefettura, prima di iniziare l’attività di vigilanza su Foggia città?
  • Come mai, dopo poco più di un mese di attività, ha annunciato dinanzi alle segreterie di categoria (Cisl, Uil, Cgil e Usb) un esubero di personale e quindi la necessità di aprire la procedura di mobilità? Non conosceva dal principio tale situazione?
  • Come mai l’annunciato cambiamento del parco auto, da lei menzionato dinanzi alle segreterie sindacali ai primi di gennaio 2015, ad oggi ancora non è stato effettuato? E come mai non ha provveduto da subito alla sostituzione dei giubbotti antiproiettile senza dover aspettare i controlli della polizia amministrativa?
  • Come mai nonostante le “trattenute corpo” (il vestiario) in busta paga (dimostrabili), le divise nuove non sono mai state assegnate ma risultano essere ancora quelle utilizzate dalla Black Security?
  • Come mai un’azienda (la Protect) con circa una decina di dipendenti (già in difficoltà nel pagamento delle spettanze), decide di punto in bianco di rilevare (in fitto di ramo d’azienda) una società con oltre 80 dipendenti e oberata di debiti?
  • Come mai non c’è mai stata una strategia aziendale di sviluppo, anzi si chiedeva ai dipendenti di procacciare clientela dopo il proprio turno di lavoro? E perché, ad oggi, manca ancora un medico aziendale (con la Black Security c’era) di riferimento che effettui le visite mediche previste da contratto?
  • Come mai non sono stati rispettati gli accordi sottoscritti in prefettura, circa il pagamento delle retribuzioni arretrate e che fine hanno fatto i “famosi” 887.000 euro di crediti che lei ha dichiarato di vantare lo scorso 14 aprile durante un incontro in sede prefettizia? Sulla base di tutto ciò dovrebbe dichiarare a fine anno un fatturato vicino ai 2 milioni di euro. È solo colpa dei clienti morosi?
  • Infine, come mai, in continuità con la gestione Black Security, si è proseguito con la puntuale discriminazione nel pagamento delle retribuzioni? Mensilmente sta versando la quota prevista nel contratto di fitto del ramo d’azienda? E, se è sì, a quanto ammonta? Se venisse dichiarato il fallimento della Black Security, non ha timore che la debitoria tutta vada a gravare su Protect?

Queste le domande, dirette e dettagliate, poste dalle due ex guardie giurate all’amministratore della Protect, Vincenzo Giandolfi. Quest’ultimo si è sempre mostrato disponibile alla replica. Lo farà anche questa volta? Neglia e Pozzulo sperano proprio di sì. 

Tags: Angelo NegliaBlack SecurityFoggiaGiuseppe PozzuloProtectVigilanzaVincenzo Giandolfi
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