“Il vero terrore è capire come sarà il day-after”. È una riflessione sul futuro economico e sociale di Foggia quella lanciata dalla sindaca Maria Aida Episcopo intervenendo in collegamento all’iniziativa “Far crescere il Sud nella tempesta globale”, organizzata a Napoli dall’osservatorio economico e sociale “Riparte l’Italia”.
Nel suo intervento, la prima cittadina ha parlato degli effetti prodotti dai finanziamenti del Pnrr sul territorio foggiano, ma anche delle incognite che potrebbero aprirsi una volta conclusa la stagione dei fondi straordinari europei.
“Foggia tra i primi comuni pugliesi per avanzamento del Pnrr”
Episcopo ha rivendicato i risultati raggiunti dal Comune di Foggia sul fronte dell’attuazione dei progetti finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
“Su 257 comuni pugliesi siamo tra i primi tre per slancio lavorativo”, ha dichiarato la sindaca, sottolineando come il Pnrr abbia consentito alla città di ricevere oltre 60 milioni di euro destinati a innovazione, rigenerazione urbana e miglioramento dei servizi.
Nonostante alcune difficoltà, in particolare sul programma Pinqua dedicato alla qualità dell’abitare, Episcopo ha evidenziato come le criticità siano condivise anche da molti altri enti locali italiani.
“La paura è il dopo: finito il flusso di denaro cosa accadrà?”
Il passaggio centrale del suo intervento riguarda però il futuro successivo alla conclusione del Pnrr.
“Il problema non è il denaro per finanziare”, ha spiegato la sindaca, “ma capire cosa succederà quando sarà finito quel flusso economico che ci ha consentito di innovare, rigenerare e migliorare la città”.
Una preoccupazione che Episcopo lega alla necessità di garantire continuità ai processi di sviluppo avviati grazie alle risorse europee.
Agricoltura, siccità e crisi del lavoro nei campi
Nel suo intervento, la sindaca ha poi affrontato il tema dell’agricoltura, definita la vocazione primaria del territorio foggiano.
Secondo Episcopo, il comparto ha vissuto una trasformazione profonda, passando “dal contadino all’imprenditore sofisticato”, grazie all’evoluzione delle tecnologie e dei modelli produttivi.
Ma accanto all’innovazione, restano forti criticità. La prima riguarda l’emergenza idrica e le stagioni sempre più siccitose, fenomeni che la sindaca definisce ormai “prevedibilissimi”.
“Il lavoro nei campi oggi significa anche sfruttamento”
La prima cittadina ha infine acceso i riflettori sulla questione sociale legata al lavoro agricolo.
“L’identikit del lavoro nei campi è cambiato”, ha affermato Episcopo. “Spesso oggi si tratta di lavoratori sfruttati, vittime di caporalato”.
Un passaggio che collega il tema dello sviluppo economico alla necessità di affrontare le emergenze sociali e occupazionali che continuano a interessare il territorio della Capitanata.










