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Home - Montagne di monnezza nel Foggiano: la nuova “terra dei fuochi” passava anche dalla riviera sud di Manfredonia

Montagne di monnezza nel Foggiano: la nuova “terra dei fuochi” passava anche dalla riviera sud di Manfredonia

La DDA di Bari scopre una presunta filiera criminale dei rifiuti speciali tra cave, uliveti e campagne della Capitanata. Nell’inchiesta anche il caso delle 200 tonnellate scaricate a Lido Bagni Romagna

Di Redazione
27 Maggio 2026
in Cronaca, Foggia
Le ecoballe in fiamme al Lido Bagni Romagna

Le ecoballe in fiamme al Lido Bagni Romagna

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Camion carichi di rifiuti che viaggiavano di notte dalla Campania verso le campagne del Foggiano. Documenti falsi per simulare destinazioni inesistenti. Cave dismesse trasformate in discariche abusive, cumuli dati alle fiamme e aree agricole invase da tonnellate di materiale industriale e urbano.

È il quadro tracciato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari nell’ambito della maxi operazione coordinata con i carabinieri del Noe di Napoli che oggi ha portato all’esecuzione di diciannove misure cautelari nei confronti di una presunta organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti speciali.

La filiera dei rifiuti tra Campania e Puglia

Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe gestito un sistema articolato per il trasporto e lo smaltimento illegale di rifiuti provenienti da impianti industriali e di trattamento situati nelle province di Roma, Napoli, Caserta, Salerno e Brindisi.

I rifiuti, prevalentemente scarti industriali, materiali tessili e frazione indifferenziata urbana, sarebbero stati trasportati verso la Puglia e scaricati illegalmente nelle campagne del Foggiano, della Bat e del Barese, ma anche in alcune aree del Lazio e della Campania.

Gli inquirenti hanno individuato sessantaquattro siti di sversamento abusivo.

Le campagne trasformate in discariche

Le aree interessate dallo smaltimento illecito comprendono vigneti, uliveti, cave in disuso e capannoni abbandonati tra Cerignola, San Severo, Lucera e l’Alto e Basso Tavoliere.

“Autentiche discariche abusive a cielo aperto”, le definiscono gli investigatori, spiegando che spesso i rifiuti venivano incendiati dopo lo scarico, provocando fumi tossici e forte allarme tra i residenti.

Molti dei roghi erano finiti anche sui social attraverso video girati dai cittadini.

Documenti falsi e società compiacenti

Il meccanismo, secondo la Procura antimafia, si basava su una classificazione fittizia dei rifiuti e sulla predisposizione di documentazione falsa.

Nei formulari venivano indicati siti di destinazione esistenti solo sulla carta, così da giustificare formalmente il trasporto effettuato da società autorizzate ritenute compiacenti.

In realtà, secondo l’accusa, i camion terminavano la corsa nelle campagne pugliesi dove il materiale veniva abbandonato illegalmente.

Gli arresti e i sequestri

Il gip del Tribunale di Bari Ilaria Casu, dopo gli interrogatori preventivi, ha disposto sei arresti domiciliari e numerose altre misure cautelari tra obblighi di firma e divieti temporanei di esercizio dell’attività imprenditoriale.

Arresti domiciliari per Ilario Vernieri, Giacomo Campese, Mauro Campese, Francesco Pio Losurdo, Cosimo Roma e Daniele Mastrullo. Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Lucia Calvio, Giuseppe Calvio, Matteo Antoniciello, Matteo Carosiello, Domenico Di Corcia, Biagio Campiglia e Luca D’Ambrosio. Divieto di esercizio dell’attività imprenditoriale per un anno per Stefano Falzarano, Aurelio Proia, Roberto Antonio Stanziano, Domenico Memoli, Giovanni De Simone e Gino Lori.

Disposto inoltre il sequestro dei mezzi utilizzati per il trasporto illecito dei rifiuti e il sequestro preventivo di circa tre milioni di euro nei confronti di dieci società.

Gatti: “Organizzazioni impermeabili alla repressione”

Durissimo il commento del procuratore aggiunto della DDA di Bari Giuseppe Gatti, che ha parlato di organizzazioni criminali capaci di rigenerarsi anche dopo precedenti operazioni giudiziarie.

“Ci troviamo di fronte a organizzazioni criminali che, al pari della mafia, sono impermeabili agli interventi repressivi”, ha dichiarato.

Il magistrato ha paragonato il traffico illecito di rifiuti al narcotraffico, parlando di una vera e propria “filiera criminale” strutturata tra produzione, trasporto e smaltimento.

Il caso Manfredonia e i rifiuti di Lido Bagni Romagna

Tra gli episodi richiamati dopo l’operazione della DDA c’è anche quello delle oltre duecento tonnellate di rifiuti abbandonate nell’area di “Lido Bagni Romagna”, a Manfredonia.

Secondo il Partito Democratico cittadino, le indagini confermerebbero come quel sito fosse stato utilizzato nell’ambito delle attività delle organizzazioni criminali dedite allo smaltimento illecito.

Il Pd ha rivendicato il lavoro svolto nel 2025 dall’amministrazione comunale, dall’assessora Rita Valentino e dai tecnici del Comune per arrivare alla bonifica dell’area, resa possibile anche grazie a un finanziamento regionale da centomila euro.

Prima della rimozione definitiva dei rifiuti, avvenuta nell’estate del 2025, nell’area si verificò anche un incendio.

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Tags: BatCerignolacriminalità organizzataDda BariFoggiaGiuseppe GattiManfredoniaNoerifiuti specialitraffico illecito di rifiuti
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