C’è anche il nome di Erjon Rameta detto “Antonio l’albanese” tra quelli finiti al centro della nuova inchiesta sulla sparatoria avvenuta nei giorni scorsi nei pressi del parco di via Ugo Iarussi, a Foggia. Il trentasettenne albanese, arrestato insieme a un coetaneo foggiano, Paolo Basto con l’accusa di tentato omicidio e porto di armi clandestine, è un volto già noto agli investigatori e alle cronache giudiziarie foggiane per una lunga serie di precedenti legati ad armi, attentati e ambienti della criminalità organizzata.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, la sera del 10 maggio scorso il 37enne sarebbe stato coinvolto nella violenta lite culminata con l’esplosione di diversi colpi d’arma da fuoco all’interno del parco di via Iarussi, in una zona affollata da famiglie, donne e bambini terrorizzati dalla fuga improvvisa. Due persone rimasero ferite agli arti inferiori.
L’arresto dopo la fuga nel parco
I militari intervennero inizialmente nei pressi del parcheggio del Penny Market di via San Severo dopo la segnalazione di uno straniero che sosteneva di aver ricevuto minacce di morte da un conoscente. Una volta arrivati sul posto, i carabinieri sentirono chiaramente gli spari provenire dal vicino parco pubblico.
Rameta fu bloccato a circa quaranta metri dal luogo della sparatoria, mentre il secondo indagato venne inseguito e fermato poco dopo anche grazie alle indicazioni di alcuni presenti. Durante il sopralluogo furono sequestrate due pistole con matricola abrasa, ritenute le armi utilizzate durante il conflitto a fuoco.
Il gip ha successivamente convalidato gli arresti disponendo per entrambi la custodia cautelare in carcere.
Il precedente dell’arresto all’alba con la pistola
Quello di Rameta è un nome già comparso più volte negli atti giudiziari degli ultimi anni. Nel luglio 2025 il trentasettenne era stato arrestato insieme al 20enne foggiano Leonardo Russo dopo un inseguimento tra le strade cittadine conclusosi con il recupero di una pistola “Beretta” calibro 9 abbandonata in uno stabile del centro.
I due furono intercettati dalla polizia intorno alle 7 del mattino mentre viaggiavano su uno scooter T-Max in via Guido D’Orso. Dopo aver parcheggiato il mezzo in via La Piccirella, tentarono la fuga a piedi all’interno di un palazzo. Durante l’inseguimento uno dei due si disfò dell’arma, poi recuperata dagli agenti.
Per quella vicenda Rameta è stato condannato in abbreviato a 3 anni e 4 mesi. Resta ancora oggi senza risposta, sottolineavano gli investigatori, il motivo per cui due soggetti con precedenti così pesanti stessero girando armati all’alba per le strade di Foggia.
Gli attentati dinamitardi aggravati dalla mafiosità
Ma il passato giudiziario del 37enne è legato soprattutto agli attentati dinamitardi che colpirono Foggia tra il 2019 e il 2020. Rameta venne arrestato nell’aprile 2020 e successivamente condannato a 6 anni di reclusione per due attentati aggravati dal metodo mafioso.
Tra gli episodi contestati figuravano l’esplosione di un ordigno davanti al pub Poseidon nel novembre 2019 e l’attentato del gennaio 2020 al centro diurno per anziani “Il sorriso di Stefano” del gruppo Telesforo-Vigilante.
Gli investigatori lo hanno più volte indicato come soggetto vicino agli ambienti della “Società foggiana”, elemento che rende ancora più delicata la nuova vicenda della sparatoria di via Iarussi ma che non avrebbe legami con gli ambienti della malavita organizzata.
Le indagini sulla sparatoria
L’inchiesta resta nella fase delle indagini preliminari e gli indagati sono da considerarsi non colpevoli fino a sentenza definitiva. Gli investigatori stanno cercando di chiarire il movente della lite degenerata nel conflitto a fuoco e i rapporti tra i soggetti coinvolti.
Intanto, l’ennesimo episodio armato avvenuto in piena città e in un’area frequentata da famiglie riaccende l’allarme sicurezza nel capoluogo dauno.










