Le telecamere installate davanti alla proprietà della famiglia Bruno avrebbero ripreso e registrato parte dei dialoghi e della sparatoria avvenuta la mattina del 29 aprile nelle campagne di via Cerignola, a Foggia, dove perse la vita Stefano Bruno, 33 anni. Gravemente feriti il padre Pasquale Bruno, sessantenne, e il fratello Saverio Bruno, trentenne. Ferito anche Giuseppe Robustella, 43 anni, incensurato manfredoniano, ex commerciante ittico, arrestato con l’accusa di omicidio e duplice tentato omicidio.
Secondo la Procura di Foggia il movente sarebbe legato “a una discussione sorta a seguito di una pregressa cessione di cocaina di scarsa qualità ceduta dai Bruno a Robustella”.
L’interrogatorio e il fermo
Ieri Robustella si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip durante l’interrogatorio di convalida del fermo notificato dalla squadra mobile l’11 maggio. L’indagato era stato già arrestato in flagranza subito dopo la sparatoria per possesso illegale di pistola.
Per motivi di sicurezza era stato trasferito nel carcere di Lecce, da dove è stato condotto al Tribunale di Foggia per l’udienza e successivamente riportato in cella.
Le registrazioni delle telecamere
Le telecamere della zona, dotate di registrazione audio-video, hanno consentito agli investigatori di ricostruire parte di quanto accaduto.
Secondo il decreto di fermo della procura, alle 11.28 Robustella arriva nella zona di Quadrone delle Vigne, lungo via Cerignola, dove la famiglia Bruno vive e gestisce un’officina meccanica. Sotto un’auto stanno lavorando Pasquale Bruno e il figlio Stefano.
“Buongiorno”, dice Robustella entrando nell’area. Una voce maschile replica: “Chi è? Sei entrato? Che vedi i fatti nostri? Piglia la busta e prenditela tu. Non ci hai visto a noi che stiamo lavorando sotto la macchina?”.
Robustella chiede quindi di chiamare Saverio Bruno. Poco dopo, attraverso le registrazioni, si sente il dialogo tra i due.
“Oh, Saverio buongiorno”, dice Robustella. Dopo uno scambio ritenuto incomprensibile dagli investigatori, Saverio conclude: “Eh, ci vuole tempo”.
L’arrivo di Saverio Bruno e Francesco Abbruzzese
Alle 11.41 Saverio Bruno arriva in auto insieme a Francesco Abbruzzese, arrestato il 13 maggio nel blitz antimafia contro il racket delle estorsioni insieme allo stesso Saverio Bruno.
I presenti si salutano ma, annota la polizia, i cani abbaiano coprendo parte delle voci, “evidentemente per una discussione in corso”.
Quattro minuti dopo, alle 11.45, si sente il primo colpo d’arma da fuoco seguito dalle urla. “Chiama l’ambulanza. Frà, l’hai preso?”, si sente nell’audio. Poi ancora Saverio Bruno: “Frà, brucia, chiama l’ambulanza”.
In una delle ultime registrazioni acquisite dagli investigatori, Francesco Abbruzzese parla con una parente dei Bruno. “Fino a dentro l’hanno fatto entrare”, dice Abbruzzese. “Ma chi è?”, chiede la donna. “Quel pazzo di Manfredonia”, replica lui.
Per l’accusa il riferimento sarebbe proprio a Robustella, fermato subito dopo la sparatoria mentre tentava la fuga a bordo di una Lancia Musa, ferito e con l’arma ancora in mano.
La ricostruzione della procura
Nel decreto di fermo firmato dal procuratore aggiunto e dal pm si legge che, “dalla visione delle immagini che riprendono solo parzialmente i luoghi e dall’ascolto delle loro tracce audio”, è possibile dedurre che dopo una prima lite tra Robustella e i Bruno venne chiamato Saverio Bruno, arrivato poco dopo insieme ad Abbruzzese.
Secondo i magistrati, il primo colpo d’arma da fuoco potrebbe anche essere stato esploso contro Robustella, circostanza ancora in fase di approfondimento investigativo.
Subito dopo, però, le telecamere avrebbero documentato Stefano Bruno comparire con una pistola in mano, mentre si odono altri dodici colpi, “probabilmente esplosi da Robustella”, che nelle immagini verrebbe visto impugnare un’arma nella mano sinistra.
Per i pm niente legittima difesa
La procura esclude comunque l’ipotesi della legittima difesa. “Anche a voler ritenere che il primo colpo di pistola audio-registrato sia stato esploso contro Robustella, circostanza ancora oggetto di approfondimento, non sussistono i presupposti della legittima difesa”, scrivono i magistrati.
Secondo l’accusa, Robustella avrebbe infatti “creato volontariamente una situazione di pericolo” presentandosi armato nella proprietà dei Bruno, accettando il rischio di una possibile reazione violenta.









