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Home - Foggia, lite per la cocaina di scarsa qualità: così è scoppiato il far west nel casolare dei Bruno

Foggia, lite per la cocaina di scarsa qualità: così è scoppiato il far west nel casolare dei Bruno

Per procura e squadra mobile sarebbe stato il contrasto su una partita di droga a scatenare la sparatoria del 29 aprile in via Cerignola. Un morto e tre feriti nel conflitto a fuoco avvenuto nella proprietà dei parenti del "primitivo"

Di Redazione
12 Maggio 2026
in Cronaca, Foggia, Immediato TV
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Sarebbe stata una lite legata a una presunta partita di cocaina di pessima qualità il movente della sanguinosa sparatoria avvenuta il 29 aprile scorso a Foggia, in via Cerignola, nella zona di Quadrone delle Vigne, culminata con un morto e tre feriti. È questa la ricostruzione della Procura di Foggia e della squadra mobile che ha portato al fermo di Giuseppe Robustella, 43 anni, incensurato di Manfredonia, già ricoverato e detenuto da dieci giorni nella cella del Policlinico Riuniti di Foggia.

Il provvedimento, disposto dal procuratore aggiunto Rosa Pensa e dal pm Domenico Riccio, è stato eseguito ieri mattina dagli agenti della squadra mobile. Robustella, inizialmente arrestato per porto e detenzione illegale di arma clandestina, è ora accusato anche di omicidio e duplice tentato omicidio.

La ricostruzione della procura

Secondo gli investigatori, l’ex commerciante di prodotti ittici avrebbe esploso dodici colpi di pistola contro i Bruno al termine di una discussione nata per una precedente cessione di droga ritenuta di scarsa qualità. Nel conflitto a fuoco è morto Stefano Bruno, 33 anni, mentre sono rimasti gravemente feriti il padre Pasquale Bruno, sessantenne, e il fratello Saverio Bruno, trentenne. Tutti parenti del boss Gianfranco Bruno detto “il primitivo”, uomo del clan Moretti. Ferito al petto anche lo stesso Robustella.

Nell’officina della famiglia Bruno, subito dopo la sparatoria, la squadra mobile sequestrò circa 750 grammi di sostanza che inizialmente si pensava fosse cocaina. Gli accertamenti successivi avrebbero però stabilito che si trattava di procaina e caffeina, sostanze comunemente utilizzate per il taglio della droga.

L’arresto dopo la fuga

Robustella venne bloccato pochi minuti dopo la sparatoria. Gli agenti della squadra mobile lo trovarono sanguinante, a poche centinaia di metri dal luogo del delitto, ancora armato della pistola utilizzata nel conflitto a fuoco. Era a bordo di una Lancia Musa con la quale si sarebbe allontanato dalla proprietà dei Bruno.

Il 43enne si era avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di convalida dell’arresto avvenuto il 2 maggio in ospedale davanti al gip, relativamente all’accusa di porto e detenzione illegale di una Beretta calibro 9×21 con matricola abrasa.

Chi sparò a Robustella?

Uno degli aspetti ancora da chiarire riguarda il ferimento dello stesso Robustella. Secondo una delle ipotesi investigative, supportata da testimonianze e immagini di videosorveglianza, sarebbe stato proprio Stefano Bruno a sparare per primo contro il manfredoniano utilizzando una pistola che non è stata ritrovata.

Una circostanza che avrebbe innescato la reazione armata di Robustella. Gli investigatori ritengono inoltre possibile che un ulteriore colpo contro il 43enne sia stato esploso da un altro soggetto presente sul posto, un malavitoso che sarebbe arrivato insieme a Saverio Bruno.

Ipotesi ancora al vaglio degli investigatori e che dovranno essere confermate o smentite dal prosieguo delle indagini.

La tesi della procura sulla legittima difesa

Per la procura, anche nell’eventualità in cui Robustella avesse risposto al fuoco, non si configurerebbe comunque la legittima difesa. Secondo i pm, infatti, il 43enne si sarebbe presentato armato all’incontro con i Bruno, accettando consapevolmente una situazione di rischio da lui stesso determinata.

Le immagini e gli accertamenti balistici

Secondo la ricostruzione investigativa, quella mattina nell’officina si trovavano Pasquale Bruno, il figlio Stefano e un cliente. Robustella sarebbe arrivato a piedi. Dopo la discussione legata alla presunta droga scadente, padre e figlio avrebbero contattato Saverio Bruno, giunto poco dopo in auto insieme a un altro uomo ritenuto vicino ad ambienti criminali.

A quel punto sarebbe scoppiato il conflitto a fuoco. Le telecamere di videosorveglianza avrebbero ripreso Stefano Bruno armato di pistola.

Le consulenze balistiche eseguite dagli investigatori avrebbero accertato che i dodici bossoli trovati davanti all’officina e il proiettile estratto dal corpo della vittima sarebbero stati esplosi dalla Beretta impugnata da Robustella al momento dell’arresto. Il proiettile estratto dal corpo del 43enne durante l’intervento chirurgico sarebbe invece compatibile con un revolver calibro 38 special.

Saverio Bruno, 30 anni, ancora in ospedale, è stato intanto raggiunto ieri mattina da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito del maxi blitz contro estorsioni, armi e droga a Foggia.

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Tags: antonio stefano brunocronacaDomenico RicciodrogaFoggiaGiuseppe RobustellaManfredoniaOmicidioProcura di FoggiaQuadrone delle vigneRosa PensaSparatoria FoggiaSquadra MobileTentato omicidiovia Cerignola
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