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Home - Dal duplice omicidio di mafia alla querela contro l’Immediato: chi è Luigi Ferro, storico nome della criminalità garganica

Dal duplice omicidio di mafia alla querela contro l’Immediato: chi è Luigi Ferro, storico nome della criminalità garganica

Le nuove accuse dei pentiti lo indicano come autista del commando mafioso di Apricena. Intanto è ancora in corso il processo nato dalla querela contro il nostro giornale per gli articoli sulla strage di San Marco in Lamis

Di Redazione
11 Maggio 2026
in Cronaca, Gargano
Luigi Ferro

Luigi Ferro

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C’è un nome che ritorna costantemente nelle grandi inchieste sulla mafia garganica degli ultimi trent’anni. È quello di Luigi Ferro, detto “Gino di Brancia”, 57 anni, figura storica della criminalità tra San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo e il Gargano, già coinvolto in numerose indagini e oggi nuovamente tirato in ballo dai collaboratori di giustizia nelle ricostruzioni sul duplice omicidio di Apricena.

Nei verbali più recenti, i pentiti lo indicano come uomo di collegamento tra i clan foggiani e garganici, ma soprattutto come presenza stabile nelle dinamiche criminali che avrebbero dovuto portare — secondo i racconti dei collaboratori — alla conquista di “tutta Foggia e provincia”.

“L’anello di congiunzione era Gino Ferro”

A descrivere il peso criminale di Ferro è il collaboratore di giustizia Giuseppe Francavilla, che negli atti parla apertamente di una struttura mafiosa unitaria tra Foggia e Gargano.

“In quel momento storico il clan Moretti era federato abbastanza bene con tutto il Gargano, cioè l’anello di congiunzione di tutto è Gino Ferro”, racconta.

Secondo Francavilla, il sistema criminale ruotava attorno ad un’alleanza tra i clan Moretti, La Torre, Lombardi, Ricucci e altri gruppi garganici.

Le decisioni più importanti, sostiene il pentito, sarebbero state prese da Rocco Moretti, Pietro La Torre e Matteo Lombardi, con Mario Romito, ucciso nella strage di San Marco, considerato figura criminale di pari peso.

“Loro avevano fatto un’unica struttura”, spiega Francavilla, aggiungendo che chi veniva ritenuto vicino ai Sinesi e ai Francavilla “era una persona da abbattere”.

Le accuse sul duplice omicidio di Apricena

Negli stessi verbali, Ferro viene indicato anche come autista del commando che avrebbe eseguito il duplice omicidio di Apricena.

Secondo i racconti di Marco Raduano, in auto con lui ci sarebbero stati Matteo Lombardi, Francesco Scirpoli e Matteo La Torre.

I collaboratori parlano di un gruppo consolidato, capace di muoversi con armi da guerra e di pianificare omicidi dopo giorni di osservazione delle vittime.

Gli stessi pentiti sostengono che l’obiettivo fosse consolidare il controllo mafioso sui traffici di droga e sulle estorsioni tra San Severo, Apricena e Gargano.

La querela contro l’Immediato

Ed è proprio Luigi Ferro il protagonista del procedimento giudiziario nato da una querela presentata contro l’Immediato e contro il direttore Francesco Pesante.

La vicenda nasce da alcuni articoli pubblicati nel 2022 sulla strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017, nei quali il giornale riportava dichiarazioni di collaboratori di giustizia ascoltati davanti alla Corte d’Assise di Foggia.

Tra questi il pentito Carlo Magno, che parlò di possibili tradimenti interni all’area vicina a Mario Luciano Romito, bersaglio principale della strage.

Negli articoli vennero riportate anche le dichiarazioni del collaboratore Antonio Quitadamo, detto “Baffino”, che indicava proprio Ferro come referente criminale per il territorio di San Marco in Lamis.

“Conosco Pesante”

Nel corso dell’udienza, Ferro ha confermato la sua amicizia con Romito e il coinvolgimento comune nell’operazione “Ariete” relativa all’assalto ad un portavalori sulla Mattinata-Vieste.

Alla domanda della pm se conoscesse Francesco Pesante, Ferro ha risposto: “Sì, lo conosco”.

Una frase che ha inevitabilmente generato inquietudine, considerando il profilo criminale del personaggio e il fatto che il primo vero incontro tra il giornalista e Ferro sia avvenuto soltanto in tribunale durante il processo.

Il pregiudicato ha sostenuto di essersi sentito coinvolto dagli articoli e ha dichiarato che, dopo quelle pubblicazioni, la famiglia Luciani (parenti dei fratelli contadini uccisi nella strage sammarchese) non gli avrebbe più rivolto la parola.

Ha inoltre collegato la vicenda anche a questioni personali e familiari, arrivando a citare il suicidio del fratello.

Un processo che divide

L’udienza si è trasformata in un duro scontro tra le parti, con la difesa de l’Immediato che ha contestato la linea del pubblico ministero ritenendo alcune domande estranee al capo d’imputazione.

Alla fine il giudice ha disposto il rinvio dell’udienza per completare l’esame e il controesame di Ferro.

Una vicenda che continua a far discutere anche per il principio più generale della libertà di stampa e del diritto di cronaca, considerando che gli articoli contestati riportavano dichiarazioni rese pubblicamente da collaboratori di giustizia in aula.

Trent’anni di condanne e reati

Il profilo giudiziario di Luigi Ferro racconta oltre tre decenni di condanne, arresti e misure di prevenzione.

Dal primo furto contestato nel 1989 fino alle accuse più recenti, il suo nome compare in procedimenti per:

  • associazione per delinquere;
  • estorsioni;
  • reati in materia di armi;
  • danneggiamenti;
  • ricettazione;
  • resistenza a pubblico ufficiale.

Nel tempo sono arrivate condanne definitive, periodi di carcere, sorveglianza speciale e misure alternative.

Le ultime dichiarazioni dei pentiti lo riportano oggi ancora al centro delle dinamiche criminali garganiche, tra alleanze mafiose, traffici di droga e omicidi.

Ed è inevitabile che faccia discutere il fatto che, in un sistema giudiziario già pesantemente ingolfato, un tribunale debba impiegare tempo e risorse per celebrare un processo nato dalla querela di un personaggio con un simile profilo criminale nei confronti di un giornale che aveva semplicemente riportato dichiarazioni rese in aula da collaboratori di giustizia.

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Tags: Antonio QuitadamoCarlo MagnoFrancesco PesantegarganoGino di BranciaGiuseppe Francavillal'Immediatolibertà di stampaLuigi FerroMafia garganicaMarco RaduanoMario RomitoprocessoquerelaRocco Morettistrage San Marco in Lamis
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