Si chiama Giuseppe Robustella, 43 anni di Manfredonia, l’uomo sottoposto a fermo nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Stefano Bruno, il 33enne ucciso a colpi d’arma da fuoco a Foggia la mattina del 29 aprile 2026.
Il provvedimento di fermo di indiziato di delitto è stato eseguito dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei carabinieri su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia.
Robustella è indagato non solo per l’omicidio di Stefano Bruno, ma anche per il duplice tentato omicidio del fratello della vittima, Saverio Bruno, classe 1996, e del padre Pasquale Bruno, classe 1966, rimasti coinvolti nella sparatoria.
La ricostruzione degli investigatori
Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Foggia e condotte dalla Squadra Mobile e dal Nucleo Investigativo del Comando provinciale dei carabinieri, il grave fatto di sangue sarebbe maturato nell’ambito di un contrasto nato durante una compravendita di sostanza stupefacente.
Gli investigatori hanno lavorato senza soluzione di continuità fin dai primi istanti successivi all’agguato, riuscendo a ricostruire le varie fasi dell’azione criminale.
Determinanti si sarebbero rivelate le immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza presenti nella zona della sparatoria. Alcuni filmati, secondo quanto riferito dagli inquirenti, sarebbero stati dotati anche di tracce audio che hanno consentito di documentare momenti chiave dell’episodio.
Arrestato con l’arma dopo il delitto
Il 43enne sarebbe stato bloccato poco dopo i fatti dagli agenti della Squadra Mobile intervenuti immediatamente sul posto.
Secondo la ricostruzione investigativa, Robustella sarebbe stato trovato ancora in possesso dell’arma clandestina utilizzata pochi minuti prima nella sparatoria.
Sulla scena del crimine sono stati eseguiti rilievi tecnici da parte della Polizia Scientifica della Questura di Foggia e della Sezione investigazioni scientifiche dei carabinieri.
Il coordinamento con la Dda di Bari
Nel corso delle indagini è stato avviato un costante coordinamento investigativo tra la Direzione distrettuale antimafia di Bari e la Procura di Foggia.
Tra gli elementi raccolti figurano anche alcune conversazioni intercettate nell’ambito di altre attività investigative della Dda barese, messe successivamente a disposizione dei magistrati foggiani.
A questi riscontri si sono aggiunti gli esiti degli esami balistici e le testimonianze raccolte dagli investigatori, elementi che avrebbero consentito agli inquirenti di delineare un solido quadro indiziario nei confronti dell’indagato.
La presunzione di innocenza
Gli investigatori precisano che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Dopo l’esecuzione del fermo seguiranno gli interrogatori di garanzia e il confronto con la difesa.
L’eventuale responsabilità dell’indagato dovrà essere accertata nel corso del processo, nel pieno rispetto del contraddittorio tra le parti.











