Una lettera lunga, sofferta, scritta in forma anonima ma con parole cariche di dolore e dignità. È quella arrivata nelle ultime ore alla redazione de l’Immediato dopo l’articolo pubblicato sull’arresto del latitante Carmine Marolda all’interno dell’ex Onpi di Foggia, il grande complesso edilizio di corso del Mezzogiorno finito più volte negli anni al centro di operazioni delle forze dell’ordine e vicende di cronaca.
Nel pezzo dedicato alla cattura del 64enne, condannato all’ergastolo per l’omicidio del maresciallo dei carabinieri Marino Di Resta, si ricordava come il palazzo fosse stato in passato rifugio di altri personaggi legati alla criminalità, tra cui anche il viestano Gianluigi Troiano, oggi collaboratore di giustizia.
Ma proprio quel racconto ha ferito profondamente alcuni residenti dello stabile.
“Quelle parole ci hanno spezzato il cuore”
“Caro staff Immediato, giorni fa ho letto il vostro articolo sul palazzo Onpi, descritto come ‘covo di latitanti’. Queste parole hanno fatto male a me e alla mia famiglia”, scrive il lettore.
Poi il racconto personale, che attraversa trent’anni di sofferenze e riscatto sociale.
“Noi, come il 90% delle famiglie, siamo onesti lavoratori da sempre. Da anni paghiamo tutte le utenze. La mia storia risale al 1995, quando mia madre, dopo aver divorziato per maltrattamenti da mio padre, si ritrovò per strada con due figli a carico, abbandonata da tutti, istituzioni e famiglia comprese”.
In quel momento drammatico, racconta ancora, l’ex Onpi rappresentò un rifugio e una possibilità di ricominciare.
“Grazie al palazzo Onpi ritrovammo dignità e un tetto sulla testa, non senza difficoltà, ma sempre da persone oneste”.
Un edificio simbolo tra degrado e storie di sopravvivenza
L’ex Onpi, acronimo di Opera Nazionale Pensionati d’Italia, nasceva originariamente come struttura legata all’assistenza sociale e all’accoglienza di persone fragili e bisognose. L’ente pubblico venne soppresso alla fine degli anni Settanta.
Nel tempo, il grande edificio di corso del Mezzogiorno è diventato uno dei luoghi più complessi e discussi di Foggia, spesso raccontato per blitz antidroga, retate e controlli delle forze dell’ordine. Negli anni i carabinieri hanno effettuato numerose operazioni all’interno del complesso, rinvenendo armi, droga e persino kit per rapine nascosti negli spazi comuni.
Ma dietro quell’immagine, ricordano alcuni residenti, esiste anche un’altra realtà: quella di famiglie in difficoltà, lavoratori, anziani e persone finite lì per necessità.
“Esistono persone con una dignità”
La parte più forte della lettera arriva nelle righe finali.“Sono un vostro caro lettore, ma leggere tali titoli e sentirci indicati tutti come latitanti e delinquenti ci ha spezzato il cuore. Dove l’informazione è potere e contribuisce a creare le idee della gente, in questo modo si infanga il passato di chi ha sofferto ed è sempre stato onesto”.
E ancora: “Spero che le mie parole vi facciano capire che esistono persone con una dignità e che non tutti siamo uguali”.










