Luciano Garofano, generale in congedo dei carabinieri del Ris, è entrato ufficialmente, come anticipato da l’Immediato, nell’inchiesta sull’omicidio di Annibale “Dino” Carta, il personal trainer di 42 anni ucciso con quattro colpi di pistola lo scorso 13 aprile. A riportarlo è il Corriere della Sera, che ricostruisce il nuovo sviluppo investigativo legato alla nomina del noto esperto come consulente della famiglia della vittima.
L’incarico e la scelta di scendere in campo
Garofano ha spiegato di aver accettato l’incarico per contribuire alla ricerca della verità in un caso che definisce “molto interessante e allo stesso tempo estremamente complesso”. Alla base della decisione, anche il rapporto consolidato con l’avvocato Michele Vaira, legale della famiglia Carta: “Abbiamo già lavorato su molti altri casi, tra noi c’è una forte sintonia e stima, non solo professionale ma anche personale. Questo aspetto è fondamentale quando si affrontano situazioni così delicate”.
Il primo passo: Roma e l’incontro con il Ris
Il generale ha chiarito che il primo atto sarà un viaggio nella capitale: “Andare a Roma per confrontarmi con i colleghi del Ris e incontrare subito dopo i familiari della vittima”. Un passaggio ritenuto cruciale per entrare nel merito delle analisi già avviate e per avere un quadro diretto delle attività investigative.
Nessuna ipotesi, solo dati oggettivi
Garofano frena su qualsiasi lettura prematura del delitto: “Non è questo il momento di farsi un’idea”. Pur essendo emerso, anche secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, un possibile collegamento con un decesso avvenuto nel 2023, il generale mantiene una linea rigorosa: “Preferisco partire dai dati oggettivi. Prima vengono gli esiti delle analisi, sia scientifiche sia tradizionali. Solo dopo si possono fare valutazioni”.
Il ruolo decisivo del caricatore dell’arma
Tra gli elementi più rilevanti c’è il caricatore della pistola perso dall’assassino durante la fuga, ora al centro degli accertamenti del Ris di Roma. “Si tratta di un reperto fondamentale”, ha spiegato Garofano, sottolineando come da quell’oggetto si possano ricavare “impronte capillari e tracce di Dna utili a capire chi lo abbia maneggiato”. Un dettaglio che potrebbe orientare in modo decisivo l’indagine.
Scienza e investigazione tradizionale
Secondo l’ex comandante del Ris, le prove scientifiche rappresentano oggi un pilastro imprescindibile: “Un’impronta o una traccia di Dna possono fornire risposte molto precise”. Tuttavia, avverte, non possono bastare da sole: “Devono essere integrate con l’indagine tradizionale, che serve a contestualizzare e verificare i risultati”.
Un territorio complesso e tempi incerti
Sul contesto in cui è maturato l’omicidio, Garofano preferisce non sbilanciarsi: “Non conosco a fondo la realtà foggiana. Da quanto si sente, è un territorio complesso e difficile, ma si tratta di valutazioni basate su informazioni indirette”. Quanto ai tempi dell’inchiesta, la prudenza resta massima: “Mi aspetto un lavoro accurato dai colleghi del Ris”.









