La lettera del Csm arrivata a Michele Emiliano segna molto più di un semplice passaggio burocratico. È, nei fatti, la chiusura di una partita politica complessa e il simbolo di una beffa per l’ex governatore pugliese, rimasto senza il ruolo che gli era stato prospettato dopo le elezioni regionali.
Come riportato da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, la comunicazione del Consiglio superiore della magistratura è un atto formale che apre alla riassegnazione del magistrato fuori dalla Puglia, sancendo di fatto il fallimento dell’ipotesi di un incarico istituzionale in Regione.
La beffa dopo il passo indietro
Il nodo politico è tutto qui. Emiliano aveva rinunciato alla candidatura a consigliere regionale nell’ambito di un accordo interno al Partito democratico, accettando di fare un passo indietro in cambio di un ruolo nella nuova amministrazione.
Quel patto, garantito anche dalla segretaria Elly Schlein, prevedeva inizialmente un ingresso in giunta con delega all’Industria. Una prospettiva poi tramontata, sostituita dall’idea di una consulenza sulle crisi industriali, a partire dal dossier Ilva. Anche questa soluzione, però, si è arenata definitivamente con il no unanime del Csm.
Il risultato è un doppio salto nel vuoto: niente incarico politico e ritorno in magistratura, con tanto di trasferimento fuori regione.
Le crepe nel Partito democratico
La vicenda ha inevitabilmente acceso tensioni nel Pd. Sempre secondo quanto ricostruito da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, da Roma sarebbero arrivate critiche pesanti nei confronti del presidente della Regione Antonio Decaro, ritenuto responsabile di una gestione poco lineare degli accordi post-elettorali.
Tra i retroscena, si parla di confronti molto accesi tra il governatore e i vertici nazionali, con il nome di Francesco Bocciatra i protagonisti del dialogo interno più duro. Anche Schlein, che aveva sostenuto l’intesa iniziale, non avrebbe nascosto irritazione per come si è evoluta la situazione.
Le occasioni mancate
A rendere ancora più evidente la portata della vicenda sono le alternative che non si sono concretizzate. Tra queste, l’ipotesi di sostituire un assessore tecnico con Emiliano o quella di un incarico in ambito parlamentare, in commissioni come Antimafia o Covid, strade che avrebbero evitato il passaggio dal Csm.
Nulla di tutto questo si è realizzato. La fiducia nella soluzione regionale ha di fatto bloccato ogni altra opzione, fino al diniego definitivo.
Sorpresa e sconcerto
Nelle ultime ore Emiliano avrebbe condiviso la lettera con Decaro, aggiornandolo sugli sviluppi. La reazione, secondo fonti vicine all’ex governatore, sarebbe stata di sorpresa e sconcerto.
Una vicenda che, oltre al risvolto personale, lascia sul campo una questione politica aperta: la gestione degli equilibri interni al Pd pugliese e nazionale, ora messi alla prova da un caso che rischia di avere strascichi ben oltre il ritorno in toga dell’ex presidente della Regione.









