La provincia di Foggia è da tempo considerata una delle aree pugliesi a più elevata suscettibilità geomorfologica. Secondo i dati dell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI) dell’ISPRA, nel territorio provinciale risultano censite oltre 680 frane, di cui numerose tuttora attive o quiescenti. È il segno di un equilibrio geologico precario, aggravato dal progressivo abbandono dei terreni agricoli e dalle piogge intense che innescano fenomeni di instabilità dei versanti.
L’area più vulnerabile è quella dei Monti Dauni, dove in questi giorni abbiamo assistito a numerosi allagamenti, frane, smottamenti e voragini con il cedimento di alcune strade. È solo colpa del clima che sta cambiano? Per la geologa Giovanna Amedei le cause sono anche altre. “Nel Foggiano non è una novità. Le aeree interessate dal dissesto idrogeologico non sono nuove a questi problemi. Sono aree cartografate a rischio molto elevato e a vulnerabilità alta. Da decenni diciamo che mancano le progettualità, non sono mai stati eseguiti interventi sulle infrastrutture, così come manca la prevenzione, manca la manutenzione dei corsi d’acqua, anche quelli secondari spesso abbandonati e destinati a diventare discariche a cielo aperto. Servono studi a scala di bacino e non interventi a macchia di leopardo che non servono a nulla. Urge una seria pianificazione del territorio affidata a seri professionisti altrimenti continueremo a spendere soldi inutimente ed a mettere a repentaglio la vita delle persone. Secondo i dati ISPRA e della Regione Puglia settore ambiente, nella provincia di Foggia sono censite oltre 680 frane (tra attive, quiescenti e anche inattive)”.
Ecco un elenco delle principali aree e comuni interessati, se consideriamo solo quelle attive abbiamo la seguente situazione:
1. Monti Dauni (zona più colpita)
• Roseto Valfortore – frane diffuse lungo versanti e strade comunali.
• Accadia – cedimenti e scivolamenti nei pressi del centro storico.
• Anzano di Puglia – movimenti gravitativi su versanti collinari.
• Sant’Agata di Puglia – frane attive e quiescenti in più punti del territorio.
• Faeto – instabilità dei versanti e smottamenti stradali.
• Deliceto – frane in corrispondenza dei rilievi meridionali.
• Alberona – aree soggette a scorrimenti lenti di terreno.
• Bovino – frane storiche lungo la viabilità e zone rurali.
• Celenza Valfortore – cedimenti del terreno e erosioni di sponda.
• Pietramontecorvino – movimenti diffusi su terreni argillosi.
• Volturara Appula e Casalnuovo Monterotaro – zone a rischio medio-alto.
2. Gargano
• Mattinata – distacchi e frane lungo la SS 89 e i costoni costieri.
• Monte Sant’Angelo – frane localizzate e crolli di falesie.
• Vieste – erosioni e caduta di massi su tratti costieri.
• Peschici – rischio frane in area collinare e litorale.
• Rignano Garganico – smottamenti di terreno nelle aree rurali.
• Vico del Gargano – fenomeni di instabilità su versanti boschivi.
3. Tavoliere e Subappennino meridionale (meno frequenti ma presenti)
• Troia – movimenti superficiali su colline argillose.
• Lucera – alcuni episodi storici in aree periferiche.
• San Marco la Catola – aree con dissesto cronico.









