L’inchiesta sul tentativo di estorsione legato al Patek Philippe da 160mila euro non racconta soltanto di violenze, videochiamate e minacce. Dalle carte dell’ordinanza emergono anche dinamiche interne alla criminalità organizzata foggiana, con segnali di tensione e possibili fratture nel clan Sinesi-Francavilla.
Le tensioni nel clan e i segnali di una scissione
Uno degli elementi più rilevanti riguarda i contrasti tra gruppi interni. In alcune conversazioni intercettate, Daniele Barbaro, 35 anni, ritenuto affiliato al clan sin da minorenne, parla apertamente di contrapposizioni con Emiliano Francavilla e Ivan Narciso, lasciando intendere l’esistenza di un gruppo che si starebbe muovendo in maniera autonoma.
Barbaro si mostra sicuro della forza del proprio gruppo, arrivando a sostenere che “nessuno, tantomeno Emiliano e Ivan”, sarebbe in grado di contrastarlo. Parole che, secondo gli investigatori, fotografano un clima di tensione e la possibile nascita di una corrente interna.
Una dinamica che, sempre secondo quanto emerge dagli atti, non sarebbe gradita ai vertici storici del clan, in particolare ad Antonello Francavilla, considerato figura di riferimento e genero del capoclan Roberto Sinesi. “Sia lui che il fratello (rif. ai noti fratelli Antonello e Emiliano Francavilla)…lo so che ce l’hanno con me…ma a me non me ne frega niente“, le parole di Barbaro mentre è in videochiamata col detenuto Raffaele Palumbo.
Videochiamate con detenuti e progetti di fuga
Le intercettazioni documentano proprio i rapporti costanti con soggetti in cella. In una videochiamata, Barbaro dialoga con Benito Palumbo (fratello minore di Raffaele) e Luigi Biscotti, entrambi in carcere a Foggia, stessa cella, discutendo apertamente di armi, equilibri criminali e prospettando persino la possibilità di azioni violente e di fuga.
“Io sono già pronto… aspetto solo a te… ce ne andiamo”, dice Barbaro a Palumbo, lasciando intendere – secondo gli inquirenti – l’intenzione di compiere nuove azioni armate per poi rendersi irreperibile.
Nella stessa conversazione si parla della disponibilità di armi e della possibilità di reperirne di più potenti, con riferimenti diretti a contatti maturati durante precedenti periodi di detenzione.

Il racconto del pentito e gli omicidi di mafia
A rafforzare il quadro sono anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Francavilla, cugino di Antonello ed Emiliano, che fornisce elementi su episodi di sangue avvenuti negli ultimi anni a Foggia.
Tra questi, l’omicidio di Alessandro Scrocco, ucciso nel 2022 davanti al carcere di Foggia, e quello del boss Salvatore Prencipe nel 2023 al CEP. Secondo quanto riferito, dietro alcuni di questi delitti ci sarebbero dinamiche riconducibili agli stessi ambienti criminali. Il pentito indica Leonardo Gesualdo detto “il vavoso” (clan Moretti), catturato di recente dopo anni di latitanza, come possibile responsabile. “Barbaro ce l’ha a morte con Gesualdo perché lo ritiene responsabile della morte dello zio davanti al carcere”. “Prencipe? Penso che sia la stessa mano di Scrocco”, ha aggiunto Francavilla.
Il collaboratore parla anche del ruolo di Ivan Narciso, indicato come vicino a una “squadretta” formata insieme a Ciro Spinelli e ad altri soggetti, con l’obiettivo di rafforzare la propria presenza sul territorio. Lo stesso Ivan Narciso, chiamato “mercenario” negli ambienti, fu oggetto di attentato nel 2022, ma scampò alla morte. Per quest’ultima vicenda, i fari degli inquirenti sono accesi proprio su Gesualdo, probabilmente molto attivo durante la latitanza.
La DDA ha disposto nelle settimane scorse il confronto tra il Dna del “vavoso” e quello repertato dagli investigatori subito dopo il ferimento di Narciso, affidando l’incarico ai carabinieri del Ris.










