La Regione Puglia ha sospeso l’accesso agli strumenti di incentivazione alle imprese dopo un boom di domande che ha superato le risorse disponibili. A rivelare i contorni del fenomeno è un approfondimento pubblicato da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, che racconta come negli ultimi anni i contributi pubblici abbiano finanziato anche interventi immobiliari trasformatisi, in molti casi, in seconde case di lusso tra la Valle d’Itria e il Salento.
Il boom di domande e lo stop della Regione
Secondo i dati riportati da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, alla vigilia della sospensione risultavano presentate proposte di investimento per circa 5,4 miliardi di euro, con richieste di contributi pubblici pari a 2,2 miliardi.
La Regione dispone invece di circa 1,35 miliardi di fondi, a cui si aggiungono 600 milioni di residui del Fondo sviluppo e coesione (Fsc). Una cifra che copre sostanzialmente le domande già presentate prima dello stop deciso dalla giunta guidata dal presidente Antonio Decaro.
La sospensione riguarda in particolare Contratti di programma (destinati alle grandi imprese) e Programmi integrati di agevolazione (Pia), compresa la versione “mini” dedicata alle piccole imprese e al turismo.
Il sistema degli incentivi nato con Vendola
Il meccanismo degli incentivi risale all’epoca della presidenza Nichi Vendola, quando la Regione decise di utilizzare i fondi europei per creare strumenti capaci di favorire gli investimenti delle imprese.
All’origine il sistema prevedeva contributi pubblici relativamente contenuti: circa 25% per le grandi imprese e fino al 45% per le piccole, con il divieto di incentivare direttamente l’acquisto di immobili. Era invece previsto un contributo sugli interessi dei finanziamenti.
La svolta è arrivata nel 2021, durante la giunta guidata da Michele Emiliano, con Alessandro Delli Noci assessore allo Sviluppo economico. In piena emergenza Covid, le intensità di aiuto sono state aumentate fino al limite massimo consentito dalla normativa europea, incrementandole del 15%.
Trulli e masserie trasformati in investimenti turistici
Secondo quanto ricostruito dal quotidiano, proprio l’aumento degli incentivi avrebbe trasformato la Puglia in una sorta di “eldorado” per gli investimenti immobiliari legati al turismo.
Negli ultimi anni sono nate centinaia di società, spesso costituite appositamente, che hanno acquistato immobili di pregio – trulli, masserie, torri rurali e palazzi nei centri storici – presentando domanda di finanziamento attraverso i mini Pia turismo.
Sulla carta gli interventi erano destinati a strutture ricettive, ma in molti casi gli immobili sarebbero diventati seconde case di lusso, pur esponendo le targhe che indicano il finanziamento europeo.
Il meccanismo dei contributi
Il sistema di incentivi consentiva, ad esempio, di acquistare un immobile da 100mila euro e realizzare lavori di ristrutturazione per 50mila euro, ottenendo fino a 90mila euro di contributi regionali.
A questi potevano aggiungersi ulteriori agevolazioni fiscali, come i bonus edilizi, portando a coprire gran parte dell’investimento iniziale.
In molti casi, scrive “La Gazzetta del Mezzogiorno”, era sufficiente dimostrare la disponibilità dell’immobile o un preliminare di vendita con una caparra del 10% per avviare la domanda di finanziamento.
Le verifiche della Regione
L’operazione, sottolinea il quotidiano, non sarebbe illegale, ma avrebbe finito per snaturare la finalità originaria degli incentivi, nati per sostenere le imprese e non per favorire l’acquisto di immobili privati.
Gli uffici regionali stanno ora valutando la dimensione del fenomeno. Le richieste di finanziamento ancora pendenti per i soli mini Pia turismo ammonterebbero a circa 430 milioni di euro.
Nel frattempo la decisione di sospendere i bandi ha provocato proteste tra professionisti e consulenti che assistono le imprese nella presentazione delle domande.
Le prossime mosse
Dalla Regione spiegano che lo stop era necessario per evitare che nuove aziende avviassero investimenti contando su contributi che non potrebbero essere finanziati.
Chi ha già presentato domanda ottenendo il codice Cup resta comunque all’interno della procedura. Nelle prossime settimane l’amministrazione valuterà eventuali risparmi di spesa e risorse recuperabili da altri programmi pubblici.
L’obiettivo dichiarato è destinare i fondi disponibili alle imprese, ma con una revisione del meccanismo degli incentivi, soprattutto per gli strumenti legati al turismo.











