Contratti a tempo determinato rinnovati di anno in anno, per sei anni consecutivi. Una docente di religione di Manfredonia ottiene dal Tribunale del lavoro di Foggia il riconoscimento dell’abusiva reiterazione dei rapporti a termine e un risarcimento pari a tre mensilità, per un importo complessivo di circa 6mila euro.
A pronunciarsi è stato il giudice Ivano Caputo, che ha accolto il ricorso presentato dall’insegnante con il patrocinio della UIL Scuola Foggia e dell’avvocato Marco Dibitonto.
Contratti rinnovati di anno in anno
La docente, in servizio dal 2020, ha ricevuto ogni anno un contratto con scadenza al 31 agosto, seguito da un nuovo incarico dal 1° settembre al 31 agosto dell’anno successivo. Una sequenza che, secondo il giudice, dopo il primo triennio non può più ritenersi legittima.
Nella sentenza si legge che “la reiterazione dei contratti a tempo determinato, per i motivi sopra indicati, ha certamente integrato un abusivo utilizzo dello strumento negoziale e, quindi, una fattispecie generatrice di danno che deve trovare ristoro”.
Il Tribunale ha quindi riconosciuto il diritto al risarcimento per l’utilizzo abusivo dei contratti a termine da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito.
UIL Scuola: “Possibile precedente”
Secondo il segretario generale della UIL Scuola Foggia, Nicola Rega, che ha seguito la vicenda insieme al legale Dibitonto, la decisione “rappresenta una delle prime pronunce di questo tipo in provincia di Foggia” e potrebbe aprire la strada ad altri ricorsi.
Il fenomeno, infatti, non sarebbe isolato. Sono numerosi i docenti che hanno superato i 36 mesi di servizio con contratti a termine. Per il personale con incarichi fino al 31 agosto, spiegano dal sindacato, sono sufficienti anche quattro annualità per configurare l’abuso; per i contratti al 30 giugno, invece, occorre superare i 36 mesi, purché nella stessa scuola e per la stessa classe di concorso, come chiarito da una recente pronuncia della Cassazione.
La sentenza del Tribunale di Foggia potrebbe dunque rappresentare un punto di riferimento per molti insegnanti precari che, dopo anni di incarichi reiterati, intendono far valere in giudizio il proprio diritto al risarcimento.












