Ridotte in appello le condanne per la gambizzazione di Antonello Frascolla, avvenuta a Foggia la notte del 28 settembre 2018. La terza sezione della Corte d’Appello di Bari ha escluso l’aggravante mafiosa e rideterminato le pene inflitte in primo grado ai cugini Giuseppe Bruno e Antonio Bruno, entrambi 28enni foggiani.
Per i due, riconosciuti colpevoli di lesioni e porto illegale di arma da fuoco, la pena è stata ridotta da 3 anni a 2 anni e 4 mesi. Riduzione anche per il terzo imputato, Salvatore Di Gioia, 51 anni, condannato a 1 anno e 7 mesi per porto illegale d’arma, rispetto ai 2 anni e 1 mese stabiliti dal Tribunale di Foggia il 21 marzo 2023.
Il ferimento e l’arresto
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Frascolla fu raggiunto da due colpi di pistola alla gamba sinistra in via Martiri di via Fani. Un’ora prima avrebbe avuto un litigio con Antonio Bruno.
Poche ore dopo il ferimento, la squadra mobile arrestò Giuseppe Bruno, che confessò e fece ritrovare l’arma. Negò però l’intenzione di uccidere, sostenendo di aver voluto “dare una lezione” per questioni personali legate a storie sentimentali. Il gip convalidò l’arresto e derubricò l’accusa da tentato omicidio a lesioni.
Successivamente vennero incriminati anche Antonio Bruno, ritenuto l’istigatore del ferimento, e Salvatore Di Gioia, accusato di porto illegale d’arma. Antonio Bruno fu poi arrestato il 5 febbraio 2019 per tre triplici tentativi di omicidio ai danni dei fratelli Frascolla e di Mario Clemente, venendo condannato in via definitiva a 10 anni e 8 mesi. Attualmente sta finendo di scontare la pena in affidamento a una comunità con possibilità di lavorare.
Il contesto e l’aggravante esclusa
Nel processo di primo grado la Direzione distrettuale antimafia aveva contestato l’aggravante mafiosa, ritenendo che il ferimento si inserisse nello scontro tra il clan Moretti, cui sarebbero contigui i Bruno, e la batteria Sinesi-Francavilla, ritenuta vicina ai Frascolla.
Secondo l’impianto accusatorio, la gambizzazione avrebbe innescato una scia di sangue culminata con l’omicidio del cassiere della mafia foggiana, Rodolfo Bruno, esponente del clan Moretti, assassinato il 15 novembre 2018. Tuttavia, i sospetti sul coinvolgimento dei fratelli Frascolla nell’agguato non hanno trovato riscontri.
La Corte d’Appello ha ora escluso l’aggravante mafiosa per i cugini Bruno e per Di Gioia, riducendo le pene rispetto alla sentenza di primo grado. Il pg aveva chiesto la conferma delle condanne, mentre i difensori avevano sollecitato assoluzioni o, in subordine, la riduzione delle pene e l’eliminazione dell’aggravante.
Con la decisione d’appello cambia dunque il quadro giuridico della vicenda, pur restando accertate le responsabilità per le lesioni e il porto illegale d’arma.











