La Corte di Cassazione ha chiuso definitivamente il procedimento per la morte di Camilla di Pumpo, l’avvocata 25enne deceduta la sera del 26 gennaio 2022 in un incidente stradale avvenuto in via Matteotti a Foggia.
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla famiglia ai soli fini civili, confermando così la sentenza d’appello a carico di Francesco Cannone, 24enne di Carapelle, difeso dall’avvocato Michele Sodrio, già condannato in secondo grado a quattro anni di reclusione per omicidio stradale.
Per gli aspetti penali la sentenza era già irrevocabile da mesi, non essendo stato proposto alcun ricorso da parte della Procura generale. Con la decisione della Cassazione si chiude definitivamente la vicenda giudiziaria.
Dai 5 anni e 2 mesi ai 4 anni definitivi
In primo grado Cannone, che aveva scelto il rito abbreviato, era stato condannato a cinque anni e due mesi di reclusione. In appello la pena era stata ridotta a quattro anni.
La scelta del rito abbreviato comporta una riduzione di un terzo della pena: in caso di condanna a sei anni, ad esempio, la sanzione si riduce automaticamente a quattro. In questo caso la pena finale è stata fissata a quattro anni, divenuti ora definitivi.
Secondo quanto accertato nei gradi di giudizio, in attesa delle motivazioni della Cassazione entro 90 giorni, Cannone viaggiava a circa 90 chilometri orari, mentre l’auto guidata da Camilla procedeva a una velocità stimata tra i 15 e i 20 chilometri orari. I giudici hanno ritenuto un concorso di colpa, evidenziando che la giovane non avrebbe dato la precedenza. In maniera marginale, nelle valutazioni tecniche, potrebbe aver inciso anche il mancato utilizzo della cintura di sicurezza.
Cannone era incensurato al momento dei fatti. La pena, essendo inferiore ai cinque anni, non comporterà l’ingresso in carcere ma potrà essere eseguita attraverso misure alternative alla detenzione.
Il ricorso in Cassazione e le posizioni delle parti
Per l’ultimo grado di giudizio la famiglia di Camilla si è rivolta agli avvocati Mario Ciarambino e Marco Scillitani. Il ricorso, presentato ai soli fini civili, è stato ritenuto però inammissibile dalla Suprema Corte.
Secondo gli osservatori giuridici, alla luce del concorso di colpa già riconosciuto nei precedenti gradi, il risultato ottenuto dai legali iniziali Michele Vaira e Michele Curtotti è stato considerato significativo nel quadro complessivo della vicenda processuale.
Lo sfogo della madre sui social
Alla vigilia della decisione, i genitori e il fratello di Camilla avevano diffuso una lettera aperta chiedendo “verità e giustizia” e denunciando quello che definiscono un tentativo di attribuire una corresponsabilità alla giovane.
Dopo la pronuncia della Cassazione, la madre della ragazza ha pubblicato un lungo e duro sfogo su Facebook, parlando di un “crimine stradale sotto gli occhi di tutti” e contestando le conclusioni tecniche sulla velocità e sulla dinamica dell’impatto.
Nel post la donna critica il sistema giudiziario, sottolinea che le pene sotto i cinque anni raramente comportano il carcere e annuncia l’intenzione di avviare una campagna pubblica “perché questo sistema deve cambiare”.
Parole cariche di dolore e rabbia che riaccendono il dibattito su sicurezza stradale, responsabilità e proporzionalità delle pene nei casi di omicidio stradale.
La vicenda giudiziaria si chiude, ma resta aperta la ferita di una famiglia per una giovane vita spezzata nel cuore della città.









