Quattro anni di reclusione e ricorso della famiglia inammissibile. La Cassazione ha confermato il verdetto d’appello a carico di Francesco Cannone, 24enne di Carapelle difeso dall’avvocato Michele Sodrio, accusato di omicidio stradale per la morte dell’avvocata 25enne Camilla di Pumpo, deceduta la sera del 26 gennaio 2022 in un tragico incidente in via Matteotti a Foggia. Il giovane, quel giorno al volante di un’Audi nera, venne condannato in primo grado a cinque anni e due mesi di reclusione, poi ridotti a quattro anni nel secondo grado di giudizio. Oggi la Suprema Corte ha chiuso la vicenda processuale. Il ricorso in Cassazione era solo ai fini civili, mentre per gli aspetti penali non c’è stato alcun ricorso da parte della procura generale e quindi la sentenza è in realtà diventata irrevocabile per la pena di anni quattro di reclusione già da diversi mesi.
Già dopo l’appello, la famiglia di Camilla mostrò indignazione per la decisione dei giudici. La madre della ragazza pubblicò un post sui social ritraente l’immagine di Cannone mentre stappava uno spumante nell’agosto 2022, otto mesi dopo l’incidente mortale. “Ci uniamo ai festeggiamenti della famiglia Cannone, che sono cominciati subito dopo la morte di Camilla. Senza che si sia nemmeno mai reso conto di essere coinvolto in un procedimento penale, lui a divertirsi e fare i c***i suoi, e noi a disperarci e mortificarci”, scrisse la donna con amarezza.
Nei giorni scorsi, proprio alla vigilia della Cassazione, i parenti della vittima, padre, madre e fratello, avevano divulgato una lettera aperta chiedendo “verità e giustizia” e denunciando il tentativo di attribuire una corresponsabilità alla ragazza. Infine, avevano espresso amarezza per una condanna che, secondo i familiari, sarebbe “solo sulla carta” richiamando il comportamento dell’imputato dopo l’impatto, dal mancato soccorso immediato fino al tentativo di sottrarsi alle proprie responsabilità. Le motivazioni della Cassazione tra 90 giorni.










