Una partecipazione ampia e sentita ha accompagnato, martedì 17 febbraio, l’inaugurazione della mostra Il labirinto delle voci sottili, personale di Daniela Tzvetkova, nella sala “Rosa del Vento” della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia.
L’esposizione, curata con il contributo critico di Katia Ricci e Gianfranco Piemontese, propone un articolato itinerario tra opere tessili, installazioni e fotografie, che offre uno sguardo coerente e maturo su una ricerca che intreccia radici culturali e sperimentazione contemporanea. Nata in Bulgaria ma da tempo parte integrante della nostra comunità, Daniela Tzvetkova ha costruito un percorso artistico che dialoga con la Fiber Art internazionale, rielaborando tecniche tradizionali – come il Kene, antica e raffinata lavorazione a rete tramandata di generazione in generazione – attraverso un linguaggio personale e originale.
Le opere in mostra sviluppano un confronto costante tra materiali naturali e componenti industriali, tra leggerezza e struttura, tra memoria e presente. Fili, fibre, carte ed elementi organici si combinano in composizioni che trasformano la superficie in spazio sensibile, suggerendo un’esperienza percettiva che coinvolge lo spettatore in modo diretto e meditativo.
“L’ampia partecipazione registrata questa sera conferma la vitalità della nostra proposta culturale”, ha dichiarato il presidente della Fondazione, Filippo Santigliano. “In sei mesi abbiamo realizzato cinque mostre, mantenendo un ritmo costante e una linea di qualità. La Fondazione si conferma un punto di riferimento stabile per la promozione dell’arte e per la crescita culturale del territorio”.
Nel suo intervento, Katia Ricci ha sottolineato che “la ricerca di Tzvetkova si distingue per la capacità di trasformare l’intreccio in una vera e propria narrazione visiva: ogni filo diventa segno, ogni trama custodisce una memoria che si apre a significati condivisi. Attraverso la materia, l’artista costruisce un racconto insieme intimo e universale, capace di evocare esperienze personali e, allo stesso tempo, di parlare a una dimensione collettiva, sospesa tra fragilità e resistenza”.
Gianfranco Piemontese ha evidenziato invece come “il lavoro dell’artista riesca a tenere insieme eredità artigianale e tensione contemporanea, facendo dialogare tecniche tradizionali e linguaggi attuali in una sintesi consapevole. Ne scaturisce un equilibrio dinamico che guarda al presente senza rinunciare alla memoria, e che trova proprio nella relazione tra passato e sperimentazione la propria cifra più autentica”.
La mostra, allestita nella galleria della Fondazione in via Arpi 152 a Foggia, sarà visitabile fino al 28 febbraio 2026, dal lunedì al sabato, dalle ore 10 alle 13 e dalle 17 alle 20 (chiuso domenica e festivi). Ingresso libero.











