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Home - Il “Grande Carro” della mafia foggiana: definitive le condanne per Franco “il malato” e altri 5

Il “Grande Carro” della mafia foggiana: definitive le condanne per Franco “il malato” e altri 5

Definitive sei condanne per oltre 57 anni tra mafia, estorsioni e fondi europei truccati. La Suprema Corte conferma l’esistenza dell’associazione mafiosa e dispone un nuovo passaggio in appello solo per la pena di Franco Delli Carri

Di Redazione
14 Febbraio 2026
in Cronaca, Foggia
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La Corte di Cassazione mette il sigillo definitivo su una parte dell’inchiesta “Grande Carro” e certifica l’esistenza di un’associazione mafiosa collegata alla “Società Foggiana”. La seconda sezione della Suprema Corte ha reso irrevocabili sei condanne per un totale di oltre 57 anni di reclusione per mafia, estorsioni, armi, incendi, danneggiamenti, truffa, falso e trasferimento fraudolento di valori.

Una decisione che conferma l’impianto accusatorio della Direzione distrettuale antimafia e del Ros e che riconosce come il gruppo individuato dagli investigatori operasse con metodo mafioso, intrecciando il tradizionale racket con un articolato sistema di truffe ai danni di Regione Puglia e Unione europea.

Il legame con la “Società foggiana”

Secondo quanto ricostruito nell’inchiesta, il sodalizio era collegato alla “Società Foggiana” e faceva capo ai fratelli Franco Delli Carri detto “il malato” e Donato Delli Carri, ritenuti ai vertici dell’organizzazione, nipoti del boss storico Roberto Sinesi alias “Lo zio”. Il clan, oltre alle estorsioni – storico core business della mafia cittadina – aveva sviluppato un sistema parallelo per intercettare fondi pubblici destinati all’agricoltura attraverso progetti integrati di filiera.

La Cassazione ha rigettato i ricorsi di sei imputati e confermato la sentenza pronunciata il 30 gennaio 2025 dalla Corte d’appello di Bari. È stata invece stralciata una posizione, mentre per il principale imputato, Franco Delli Carri, figura storica della criminalità organizzata foggiana, è stato disposto un nuovo processo d’appello limitatamente alla verifica della continuazione tra i reati e alla eventuale rideterminazione della pena. La colpevolezza resta confermata.

In primo grado gli erano stati inflitti 16 anni; in appello la pena era stata ridotta a 7 anni e 8 mesi per mafia, estorsioni, truffa, armi, falso e trasferimento fraudolento di valori, in continuazione con la condanna del maxi-processo “Day before” sulla “Società Foggiana” degli anni Novanta.

Diventa definitiva anche la condanna dell’ergastolano

Tra le condanne rese definitive figura anche quella a 11 anni per mafia ed estorsioni nei confronti di Cristoforo Aghilar, di Orta Nova, già detenuto in regime di ergastolo per l’omicidio dell’ex suocera commesso nell’ottobre 2019.

Stralciata per legittimo impedimento la posizione di Luciano Cupo, foggiano, altro nipote di Sinesi, in passato già condannato per il racket delle mozzarelle e dei parcheggi. Nel filone “Grande Carro” era stato assolto dall’accusa di mafia e condannato a 4 anni, 5 mesi e 10 giorni per estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un imprenditore agricolo.

Il blitz e il processo ancora in corso a Foggia

L’inchiesta portò a 48 arresti il 27 ottobre 2020 e coinvolse esponenti del clan Sinesi-Francavilla (la “costola Delli Carri”), imprenditori, professionisti e funzionari pubblici. La Dda chiese il rinvio a giudizio di 41 imputati per 97 capi d’accusa. Il procedimento si sdoppiò nel settembre 2021.

Dodici imputati optarono per il rito abbreviato: il 22 luglio il gup ne assolse uno e condannò gli altri 11 a 94 anni complessivi. In appello, il 30 gennaio 2025, un imputato è stato assolto e i restanti 10 condannati a 71 anni, 11 mesi e 20 giorni. Sette di loro avevano presentato ricorso in Cassazione.

Parallelamente prosegue il processo con rito ordinario in Tribunale a Foggia, iniziato nel gennaio 2022. Principale imputato Donato Delli Carri, fratello di Franco, condannato a circa 27 anni per aver preso parte all’omicidio del costruttore, Giovanni Panunzio ammazzato nel 1992. Dai 29 imputati iniziali si è scesi a 18: una posizione fu stralciata nelle prime fasi, mentre per altri nove, i colletti bianchi coinvolti, il Tribunale ha dichiarato la prescrizione per i reati di truffa e falso risalenti al periodo 2013-2015. Dopo quattro anni, il procedimento è ancora lontano dalla sentenza di primo grado.

Pizzo, appalti e fondi europei: il sistema del clan

Come evidenziato dalla Dda al momento del blitz, l’inchiesta ha documentato l’operatività di un’articolazione del clan attiva a Foggia e provincia, con interessi estesi a Rimini, in Irpinia e all’estero, tra Bulgaria, Romania e Repubblica Ceca. A Praga sarebbe stato accertato l’acquisto di un immobile del valore di circa mezzo milione di euro, ritenuto frutto di reinvestimento di capitali illeciti.

Gli investigatori hanno ricostruito estorsioni ai danni di aziende agricole, ditte di trasporti, agenzie di onoranze funebri e società impegnate nella realizzazione di impianti eolici ed energie alternative, costrette a versare percentuali sui lavori ottenuti o ad affidare subappalti a imprese vicine al clan.

L’altro pilastro dell’organizzazione era rappresentato da un sistema di truffe per l’indebita percezione di fondi comunitari per l’agricoltura: tra il 2013 e il 2018 sarebbero stati ottenuti contributi per circa 13 milioni e mezzo di euro attraverso i Pif, grazie anche alla connivenza di funzionari pubblici.

Con la decisione della Cassazione, una parte del procedimento si chiude definitivamente, rafforzando la qualificazione mafiosa dell’organizzazione e il suo radicamento nel tessuto economico del territorio foggiano.

Le posizioni definitive dopo il verdetto della Suprema Corte

Nel dettaglio, la Cassazione ha confermato le condanne nei confronti di Cristoforo Aghilar, 43 anni, di Orta Nova, a 11 anni per mafia ed estorsioni; Michele Pelosi, 56 anni, di Orta Nova, a 12 anni; Vincenzo Buonavita, 45 anni, a 8 anni e 10 mesi; Adriano Leone, 40 anni, a 11 anni; e Cono Morena, 68 anni, residente a Rimini, a 6 anni, 7 mesi e 10 giorni. Per Luciano Cupo, 55 anni, foggiano, la posizione è stata stralciata: in appello era stato condannato a 4 anni e 5 mesi per estorsione aggravata dal metodo mafioso e assolto dall’accusa di associazione mafiosa. Confermata la colpevolezza anche per Francesco Delli Carri, 54 anni, per il quale è stato disposto un nuovo giudizio d’appello limitatamente alla rideterminazione della pena.

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