Una scoperta che apre nuove prospettive terapeutiche contro il glioblastoma, il tumore cerebrale più aggressivo e con la prognosi peggiore. Tra i protagonisti dello studio c’è anche una ricercatrice foggiana, Francesca Cianci, co–prima autrice del lavoro scientifico condotto dall’Università Statale di Milano e pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Experimental & Clinical Cancer Research. La ricerca ha individuato un nuovo meccanismo attraverso cui la metformina, farmaco comunemente utilizzato per il trattamento del diabete di tipo 2, esercita un’azione antitumorale selettiva contro le cellule staminali del glioblastoma.
Il meccanismo scoperto dai ricercatori
Lo studio, firmato da Francesca Cianci, Ivan Verduci e Riccardo Cazzoli come co–primi autori, sotto il coordinamento di Michele Mazzanti e con la collaborazione di Saverio Minucci, dell’Istituto Europeo di Oncologia e di Tullio Floriodell’Università di Genova, dimostra che la metformina si lega direttamente a tmCLIC1. Si tratta della forma di membrana della proteina Chloride Intracellular Channel 1, identificata come marcatore di malignità e bersaglio terapeutico altamente selettivo. tmCLIC1 è fortemente espressa nelle cellule staminali del glioblastoma, responsabili della crescita tumorale, dell’invasività e delle recidive, mentre risulta assente nelle cellule sane.
Come agisce la metformina sulle cellule tumorali
Attraverso un approccio multidisciplinare che ha combinato biologia molecolare, elettrofisiologia, metabolomica, modelli animali e studi strutturali, i ricercatori hanno dimostrato che il legame tra metformina e tmCLIC1 inibisce il metabolismo energetico delle cellule tumorali. In particolare, la metformina interferisce con la fosforilazione ossidativa, l’ultima fase della respirazione cellulare, e attiva un meccanismo molecolare che porta alla degradazione della proteina anti-apoptotica MCL-1, favorendo la morte delle cellule tumorali.
Risultati significativi nei modelli animali
Un dato particolarmente rilevante emerge dagli esperimenti in vivo. Nei modelli murini di glioblastoma e in zebrafish, la somministrazione cronica di metformina ha determinato una marcata riduzione della crescita tumorale anche a concentrazioni nanomolari nel cervello, a patto che il farmaco fosse mantenuto costantemente nel tempo. “I nostri risultati spiegano perché la metformina abbia dato finora risultati contrastanti negli studi clinici sul glioblastoma”, spiegano gli autori. “Non è solo la dose a essere determinante, ma soprattutto la modalità di somministrazione e la capacità del farmaco di colpire in modo selettivo tmCLIC1”.
Nuove prospettive terapeutiche
La scoperta apre scenari importanti per il riposizionamento terapeutico della metformina e per lo sviluppo di nuovi farmaci mirati a tmCLIC1, con l’obiettivo di colpire in modo selettivo le cellule staminali tumorali e ridurre il rischio di recidiva. Un risultato scientifico di rilievo internazionale che porta anche la firma di una giovane ricercatrice foggiana, segno di come il talento del territorio continui a distinguersi nei centri di eccellenza della ricerca biomedica.









