Il progetto di istituzione del Parco Regionale dei Monti Dauni accende il confronto sul futuro delle aree interne della Capitanata. Dopo la presa di posizione del WWF Foggia a favore dell’area protetta, arriva la replica netta della Federcaccia – Sezione provinciale di Foggia, che esprime dissenso e chiede un confronto approfondito sul tema.
WWF: “Non è una gabbia, ma una strategia di sviluppo”
Nei giorni scorsi il WWF Foggia aveva definito “paure infondate” le critiche mosse da alcune associazioni venatorie, sostenendo che spopolamento, crisi economica e abbandono delle campagne siano problemi già presenti da decenni nei Monti Dauni, ben prima dell’ipotesi di un’area protetta.
Per l’associazione ambientalista, un parco regionale non rappresenterebbe un vincolo paralizzante, ma uno strumento per accedere a finanziamenti pubblici, sviluppare turismo sostenibile e destagionalizzato, valorizzare le filiere agricole di qualità e creare nuove professionalità legate alla gestione del territorio. “Le aree protette non sono il problema, ma parte della soluzione”, è la posizione ribadita dal WWF, che invita tutti gli attori locali a superare la logica della paura e a costruire una visione condivisa di rilancio.
Federcaccia: “Non darà sogni, ma limiti e difficoltà”
Di segno opposto la posizione della Federcaccia provinciale. Il presidente Marcello Stoduto e il segretario Mino Di Chiara parlano di un progetto “costruito con abilità emotiva e comunicativa”, ma che a loro avviso rischia di limitare libertà e attività economiche del territorio.
Secondo Federcaccia, i borghi dei Monti Dauni avrebbero priorità diverse, a partire dai servizi sanitari e dai presìdi di pronto soccorso. L’associazione sottolinea inoltre che il paesaggio non sarebbe stato considerato di valore quando sono stati installati impianti eolici, e che la ruralità può essere tutelata attraverso programmi educativi e gestione attiva, senza nuovi divieti.
Particolare attenzione viene posta sul ruolo della caccia, definita “presidio ambientale regolamentato e strumento di equilibrio ecologico”. Federcaccia richiama i piani faunistici, i calendari venatori e il contributo dei cacciatori in attività di censimento, contenimento di specie invasive, contrasto al bracconaggio e vigilanza sul territorio, anche attraverso le Guardie Volontarie Venatorie previste dal recente regolamento regionale.
Per l’associazione, “la biodiversità non si tutela con un parco regionale, ma con azioni concrete”, e l’istituzione di una nuova area protetta sarebbe “fuori luogo e inadeguata”, oltre che disconnessa dalle reali necessità dei Monti Dauni.
Un confronto aperto sul futuro dell’Appennino dauno
Il dibattito resta aperto e riflette due visioni differenti di sviluppo: da un lato quella che vede nel parco uno strumento di pianificazione e rilancio economico integrato, dall’altro quella che teme nuove limitazioni e rivendica una gestione partecipata e attiva del territorio senza ulteriori vincoli normativi.
Nei prossimi mesi la discussione è destinata a proseguire coinvolgendo amministratori, associazioni, categorie produttive e cittadini, chiamati a confrontarsi su quale modello di tutela e sviluppo immaginare per i Monti Dauni.













