Ventiquattro anni di carcere. È la condanna chiesta dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma per Antonio Fratianni, 60 anni, costruttore di Foggia, imputato per il duplice tentato omicidio di Antonello Francavilla, ritenuto al vertice del clan Sinesi-Francavilla, e del figlio quindicenne, feriti gravemente a colpi di pistola la mattina del 2 marzo 2022 nell’abitazione di Nettuno dove il boss si trovava agli arresti domiciliari per estorsione. La richiesta è stata avanzata dal pubblico ministero davanti al Tribunale di Velletri, al termine di una requisitoria durata circa quattro ore.
Secondo l’accusa, Fratianni avrebbe aperto il fuoco per non restituire un’ingente somma di denaro ricevuta dal clan e destinata a essere reinvestita.
L’agguato e l’accusa di mafiosità
Fratianni è imputato per duplice tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso e per porto illegale di arma. L’accusa contesta la sua “contiguità al clan”, ritenendo che il movente dell’agguato sia riconducibile a contrasti interni all’organizzazione criminale. Per la Dda, l’imputato sarebbe transitato dal ruolo di imprenditore asservito agli interessi del sodalizio a quello di collettore di somme di provenienza illecita.
La tesi accusatoria sostiene che il costruttore avrebbe tentato di uccidere Antonello Francavilla per non restituire circa 600mila euro ricevuti dal clan. Fratianni si è sempre dichiarato innocente, sostenendo invece di essere stato vittima di un’estorsione: il boss, a suo dire, gli avrebbe chiesto un milione di euro, un appartamento e un locale commerciale.
L’arresto e il processo
Il 2 agosto 2022 Fratianni venne fermato nei pressi di Trieste su ordine della Dda di Roma e condotto in carcere. Il processo è iniziato nel settembre 2023 e, nel corso del dibattimento, l’imputato ha ottenuto la misura degli arresti domiciliari in Basilicata.
Dopo la requisitoria, sono intervenute le parti civili per la famiglia Francavilla, che hanno chiesto la condanna dell’imputato e un risarcimento di un milione e mezzo di euro. Nel corso del processo, il tribunale ha disposto anche il sequestro conservativo di alcuni beni riconducibili a Fratianni. Nella prossima udienza sono attese le arringhe difensive con richiesta di assoluzione.
Il piano di vendetta e l’agguato sventato
Fratianni, secondo quanto emerso in un procedimento parallelo, rischiò di non arrivare a processo. Emiliano Francavilla, fratello minore di Antonello e anch’egli al vertice del clan, avrebbe infatti progettato di uccidere il costruttore a Foggia per vendicare il nipote rimasto ferito nell’agguato di Nettuno. Il piano venne sventato il 26 giugno 2022 dalla squadra mobile e dalla Dda di Bari. Un mese dopo furono arrestate sei persone, cinque delle quali condannate e riconosciute colpevoli del progetto omicidiario. Emiliano Francavilla, condannato in appello a 8 anni e 8 mesi, ha confessato di voler eliminare Fratianni proprio per vendetta.
Il supertestimone e la svolta investigativa
In un primo momento, sulla base del racconto di Antonello Francavilla, si ipotizzò che a sparare fosse stato un uomo che si era presentato come agente in borghese, entrato in casa per un controllo e poi passato all’azione. La svolta arrivò il 22 luglio 2022, quando la Dda dispose a Foggia il fermo di sette persone per il tentato omicidio di Fratianni organizzato da Emiliano Francavilla.
Tra i fermati figurava un dipendente del costruttore, inizialmente sospettato di aver installato un gps sull’auto di Fratianni. L’uomo negò e rese dichiarazioni ritenute decisive dagli inquirenti, che lo portarono a non essere arrestato e a essere inserito in un programma di protezione come testimone. Raccontò di essere stato minacciato e riferì del presunto coinvolgimento del costruttore nell’agguato di Nettuno.
Secondo questa ricostruzione, Fratianni si sarebbe presentato nell’abitazione di Nettuno e, mentre il boss preparava il caffè, avrebbe sparato. Francavilla, ferito, riuscì a rifugiarsi in una stanza; il figlio minorenne uscì dal bagno e venne colpito a sua volta, anche alla testa. In totale sarebbero stati esplosi una decina di colpi.
L’alibi contestato e la denuncia
Per l’accusa, Fratianni avrebbe predisposto un alibi. Nei giorni precedenti l’agguato si trovava a Rocca Pia, in Abruzzo, per una vacanza sulla neve con amici. La mattina del 2 marzo ripartì lamentando un dolore a un piede, ma secondo gli inquirenti avrebbe in realtà raggiunto Nettuno, lasciando volontariamente il telefono per evitare la tracciabilità degli spostamenti. Il 3 marzo 2022, il giorno dopo l’agguato, si presentò nella sede della Dia di Foggia denunciando un tentativo di estorsione da parte di Antonello Francavilla, che lo avrebbe convocato a Nettuno nei mesi precedenti per chiedergli denaro.
Le testimonianze in aula
Nel processo sono stati ascoltati anche Emiliano Francavilla e il collaboratore di giustizia Matteo Pettinicchio, ex numero due del clan dei montanari Li Bergolis-Miucci. Emiliano Francavilla ha ribadito quanto già dichiarato in appello: “Ha colpito alla testa il bambino per dargli il colpo di grazia, e quella cosa mi ha colpito perché il bambino io l’ho cresciuto come fosse mio figlio. Per questo volevo agire contro Fratianni”.
Pettinicchio ha riferito di confidenze ricevute in carcere: “Mi disse che a sparare fu un costruttore amico loro, Fratianni. Aveva avuto un grande prestito di denaro da Antonello Francavilla e dal suocero Roberto Sinesi. Sparò perché non voleva restituire i soldi”.









