Il Tribunale della libertà di Bari ha confermato la detenzione in carcere per Raffaele Tolonese, 67 anni, detto “Rafanill”, ritenuto al vertice dell’omonimo clan della “Società Foggiana”, per il figlio Leonardo Tolonese, 39 anni, e per il genero Rocco Soldo, 47 anni. I giudici hanno rigettato i ricorsi contro l’ordinanza del gip di Foggia che lo scorso 23 gennaio aveva disposto l’arresto dei tre, insieme ad altri sette indagati, nell’ambito della seconda tranche di una vasta inchiesta su traffico e spaccio di droga.
L’indagine, coordinata dalla Procura di Foggia e condotta dai carabinieri, tra dicembre e gennaio è sfociata complessivamente nell’emissione di 34 ordinanze cautelari, con 22 persone finite in carcere e 12 agli arresti domiciliari.
La decisione del Tribunale della libertà
Nel ricorso discusso il 2 febbraio in camera di consiglio, la difesa aveva chiesto la scarcerazione dei due Tolonese e di Soldo, o in subordine la concessione dei domiciliari, misura già applicata ad altri coindagati coinvolti nel blitz di gennaio. Il Riesame ha però condiviso integralmente l’impianto accusatorio e le valutazioni del gip, confermando la misura più afflittiva per tutti e tre. Le motivazioni del rigetto saranno depositate nei prossimi mesi.
Il doppio livello dello spaccio
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’indagine riguarda un sistema strutturato di smercio di sostanze stupefacenti con base operativa a Foggia, articolato su due livelli. Al vertice ci sarebbe Shaban Shima, cittadino albanese da tempo residente nel capoluogo, arrestato nel blitz del 15 dicembre che portò all’esecuzione di 24 ordinanze cautelari. Shima è ritenuto un narcotrafficante capace di rifornirsi di ingenti quantitativi di cocaina e hashish, acquistati da connazionali e poi rivenduti a grossisti foggiani.
A un livello di mercato inferiore si collocherebbero Leonardo Tolonese e Rocco Soldo, indicati come grossisti locali che, attraverso propri canali di approvvigionamento, acquistavano cocaina e hashish da destinare allo spaccio al dettaglio.
La posizione di Raffaele Tolonese
Diversa la posizione di Raffaele Tolonese, che non è accusato di far parte del giro di droga. Il 67enne è coinvolto nell’inchiesta per aver ripetutamente violato la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Orta Nova, dove si era stabilito nel marzo 2023 dopo la scarcerazione. Tra giugno e agosto 2024, secondo l’accusa, sarebbe stato più volte filmato a Foggia, in particolare durante quattro trasferte in agenzie di onoranze funebri e in un circolo, incontrando anche soggetti di rilievo criminale.
Tolonese aveva scontato una condanna a dieci anni inflitta nel maxi-processo “Corona” per reati di mafia, droga, estorsioni, armi, ricettazione e riciclaggio.
Le valutazioni del gip e della difesa
Nel disporre le misure cautelari del 23 gennaio, il gip aveva sottolineato come, per Leonardo Tolonese e Rocco Soldo, “l’unica misura adeguata a contenere l’attività degli indagati dediti in modo continuativo e stabile allo spaccio è il carcere”. Secondo il giudice, i domiciliari non avrebbero consentito di spezzare il forte legame tra i due né di impedire la prosecuzione dell’attività illecita, anche tramite terze persone.
Quanto a Raffaele Tolonese, il gip aveva evidenziato “l’assoluto disprezzo dell’autorità” dimostrato dalle reiterate violazioni della sorveglianza speciale. La difesa ha sostenuto che padre e figlio fossero già stati arrestati per le stesse accuse nel corso delle indagini, parlando di “mandati a catena”, e che le esigenze cautelari potessero essere garantite con misure meno afflittive. Tesi che il Tribunale della libertà non ha accolto, confermando il carcere per tutti e tre.









