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Home - Ivan Ameri, 20 anni, presunto capo della banda della marmotta. “Compare, sono diventato proprio cattivo”

Ivan Ameri, 20 anni, presunto capo della banda della marmotta. “Compare, sono diventato proprio cattivo”

Un ragazzo nato a Foggia e residente a Borgo Mezzanone viene indicato dagli inquirenti come il promotore e organizzatore del gruppo accusato di assalti agli sportelli ATM con esplosivo

Di Francesco Pesante
31 Gennaio 2026
in Foggia, Inchieste
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“Compare son diventato proprio cattivo, alle persone le sto facendo piangere”. È una delle frasi più dure intercettate dagli investigatori e riportate nelle carte dell’operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia contro una presunta banda specializzata negli assalti ai bancomat con la cosiddetta “marmotta”, l’ordigno artigianale usato per far saltare gli sportelli ATM.

Al centro dell’inchiesta c’è Ivan Ameri, appena 20 anni, nato a Foggia nel 2006 e residente a Borgo Mezzanone. Secondo l’accusa sarebbe il capo, il promotore e l’organizzatore del gruppo criminale composto da ragazzi nati tra il 2000 e il 2006 che agiva anche fuori regione.

Il presunto vertice della struttura

Negli atti la procura lo descrive come figura apicale: “a capo della struttura organizzata e dedita alla commissione di delitti”. Sarebbe stato lui, sempre secondo gli inquirenti, a stabilire chi potesse far parte della banda, a decidere di volta in volta i componenti delle “squadre” e a gestire anche le casse del sodalizio.

Un ruolo di comando che emergerebbe non solo dalle ricostruzioni investigative, ma anche dal linguaggio diretto delle intercettazioni.

“Se lo dobbiamo fare lo dobbiamo fare bene”, dice Ameri in un altro passaggio, frase che per gli investigatori rappresenterebbe la mentalità e la determinazione del gruppo.

Ivan Ameri

La marmotta e il metodo collaudato

Le indagini contestano reati pesantissimi: furti aggravati, detenzione e porto di esplosivi, ricettazione, riciclaggio e associazione a delinquere.

Nelle conversazioni captate, uno dei sodali fa riferimento al “ferro”, termine che negli atti viene ricondotto proprio alla marmotta: “Ehi, io a casa ho il ferro”, dice un interlocutore. “Sì, domani lo vengo a prendere, compare”, risponde Ameri.

Un linguaggio che, secondo la procura, confermerebbe la disponibilità e l’uso di esplosivi per gli assalti.

I soldi, le squadre e il controllo interno

Dalle intercettazioni emerge anche il tema della spartizione del denaro. “Sai quante carte ci siamo presi? Ottanta carte…”, afferma Ameri in un passaggio, parlando di somme in contanti e di quote distribuite tra i partecipanti.

Le carte delineano inoltre un sistema interno rigido, con spese da coprire e “cattivi pagatori” sollecitati. Ameri, per gli investigatori, avrebbe avuto il controllo del gruppo e delle risorse economiche.

Un’inchiesta che incrocia l’omicidio di Faik Isenovski

Nelle stesse carte compare anche un’altra vicenda drammatica: l’omicidio di Faik Isenovski, giovane ucciso il 17 agosto 2025, per il quale si procede separatamente.

Le dichiarazioni dei familiari della vittima, raccolte dalla squadra mobile di Foggia, avrebbero fornito elementi “molto rilevanti anche per queste indagini”.

Secondo i verbali, Faik avrebbe avuto un legame con i fratelli Ameri, poi incrinatosi forse per questioni di denaro e debiti. Sullo sfondo, ancora una volta, assalti ai bancomat e somme da spartire.

Un ventenne al centro di esplosivi e violenza

Il quadro che emerge è quello di un ragazzo di appena vent’anni indicato come figura apicale di un gruppo accusato di colpire ATM con ordigni esplosivi, muovendosi tra Capitanata e altre province.

Ora le accuse dovranno essere vagliate nelle prossime fasi giudiziarie, mentre l’inchiesta continua anche sul fronte più oscuro: quello dell’omicidio Isenovski, che resta una ferita aperta dentro questa storia.

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Tags: assalti bancomatBorgo Mezzanonecronaca giudiziariaesplosiviFaik IsenovskiFoggiaintercettazioniIvan AmeriMarmottaProcura di Foggia
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