Un sistema di spaccio strutturato, radicato sul territorio e capace di muovere ingenti quantitativi di stupefacenti e flussi di denaro consistenti. È questo il quadro che si consolida con l’ultimo sviluppo dell’inchiesta sul traffico di droga a Foggia e provincia, che oggi registra un nuovo e rilevante capitolo con l’arresto del 67enne Raffaele Tolonese detto “Rafanill”, storico capo del clan Trisciuoglio-Tolonese, l’unico dei boss storici della “Società Foggiana” in libertà.
I carabinieri della Compagnia di Foggia hanno infatti eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Foggia su richiesta della procura, nei confronti di nove indagati, ritenuti responsabili a vario titolo, in concorso, di traffico, detenzione illecita e spaccio di sostanze stupefacenti. Tre di loro, Tolonese inclusi, sono stati condotti in carcere, sei posti agli arresti domiciliari.
Il ritorno in cella di Rafanill e il ruolo del clan
Tra i destinatari del provvedimento figura Raffaele Tolonese, da poco tornato in libertà dopo una lunga detenzione per mafia, insieme al figlio Leonardo Tolonese, 39 anni, e al genero Rocco Soldo, 46 anni: tutti e tre in carcere. Arrestati anche, ma ai domiciliari, Ciro Spinelli, 40 anni, Stefano Mucciarone, Lucio Mucciarone e Mario Mucciarone, rispettivamente di 45, 50 e 61 anni, oltre a Nicola Lepore, 62 anni, e Michele Bozza, 50 anni, residente a Grottaminarda.
Il provvedimento odierno giunge all’esito degli interrogatori preventivi, il cui decreto di fissazione era stato notificato lo scorso 15 dicembre, in concomitanza con una più vasta operazione che aveva già portato all’emissione di misure cautelari nei confronti di altri 24 indagati, di cui 19 in carcere e 5 ai domiciliari, per gli stessi reati e nello stesso procedimento penale. Con questi ultimi arresti sale così a 33 il numero complessivo degli indagati colpiti da misure cautelari.
L’indagine e il traffico di droga a Foggia
L’attività investigativa, condotta tra maggio 2024 e aprile 2025, ha consentito di documentare una florida e continuativa attività di spaccio di cocaina e hashish nel comune di Foggia, destinata a un mercato ampio e stabile, non riconducibile a un consumo occasionale. Gli investigatori hanno ricostruito i canali di approvvigionamento dello stupefacente, acquistato da un referente albanese Shima Shaban, 36 anni, operante a Foggia e centrale nell’inchiesta, attraverso connazionali residenti nel Nord Italia.
Le sostanze illecite venivano scaricate in modo sistematico presso un autodemolitore del capoluogo dauno, poi stoccate in diversi box auto e infine consegnate a domicilio agli acquirenti, secondo modalità ritenute altamente organizzate. In uno dei casi contestati sarebbe inoltre emersa la reiterata violazione della sorveglianza speciale proprio di Raffaele Tolonese che aveva obbligo di soggiorno nel comune di Orta Nova.
Complessivamente a dicembre sono stati sequestrati diversi chilogrammi di stupefacenti, bilancini di precisione, sostanze da taglio e manoscritti contabili, ritenuti riscontri oggettivi dell’attività di spaccio. Gli investigatori hanno inoltre ricostruito incontri e contatti tra gli indagati, come quello documentato il 15 giugno 2024 presso il circolo “La Banda” di piazza Padre Pio a Foggia, dove Shaban avrebbe incontrato Soldo. Videoriprese sono state effettuate dagli investigatori proprio nei pressi del circolo ma anche in un’agenzia funebre di Foggia e vicino all’abitazione di Tolonese a Orta Nova.
Gli arrestati di dicembre
La gip Marialuisa Bencivenga, accogliendo in gran parte le richieste del pm Alessio Marangelli, dispose a dicembre il carcere per 19 persone e i domiciliari per altre 5.
Tra i destinatari della custodia in carcere figuravano, Shima Shaban, ritenuto “il motore propulsivo di un ampio traffico di cocaina con base operativa a Foggia”, i foggiani Marzio Padalino, Paolo Padalino detto “zio”, Alessio Lioce detto “Pupo”; il cerignolano Savino Defazio; Vincenzo Gemma detto “Il vecchio” e Massimo Soccio di San Giovanni Rotondo; diversi cittadini albanesi residenti tra Parma, Langhirano, Foggia e Rieti; cittadini romeni, una donna georgiana e una moldava. I domiciliari per Mimmo Falco, paraplegico, rimasto sulla sedia a rotelle dopo un agguato nel 2015, ritenuto vicino al clan Sinesi-Francavilla, Massimo Muscatiello, Giuseppe Siena, Samuele Serafini e Net Kasa. Per Muscatiello, va aggiunto, il 5 gennaio 2026 il Tribunale di Bari – Sezione del Riesame ha emesso un’ordinanza che ha annullato la misura cautelare degli arresti domiciliari disponendo l’immediata scarcerazione. Nei suoi confronti sussistevano soltanto “meri elementi di sospetto”, elementi ambigui e suscettibili di interpretazioni non univoche. Tali elementi non sono stati ritenuti idonei a costituire “gravi indizi di colpevolezza”. L’ipotesi accusatoria si basava su una responsabilità basata sulla sua mera “posizione” di titolare di un’attività. Di conseguenza, è stato disposto l’annullamento del provvedimento cautelare e l’immediata rimessione in libertà.
Un quadro indiziario rafforzato
Il complesso degli elementi raccolti – intercettazioni, servizi di osservazione, sequestri e riscontri oggettivi – è stato ritenuto sufficiente dall’autorità giudiziaria per confermare le esigenze cautelari nei confronti dei nove arrestati, rafforzando ulteriormente l’impianto accusatorio già delineato nelle scorse settimane. Un impianto che descrive un sistema criminale stabile, ben strutturato e fortemente radicato, con legami tra soggetti appartenenti alla criminalità organizzata foggiana e canali di rifornimento esterni alla provincia.
Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Tutti gli indagati restano da considerarsi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva di condanna, come previsto dalla legge.










