Durante i quasi cinque anni di latitanza Leonardo Gesualdo, quarantenne foggiano noto come “il vavoso” e ritenuto vicino alla “Società Foggiana”, clan Moretti-Pellegrino-Lanza potrebbe aver tentato di uccidere Ivan Narciso, il pregiudicato ferito da una fucilata il pomeriggio del 21 ottobre 2022 mentre si trovava davanti alla propria abitazione, dove era sottoposto agli arresti domiciliari per estorsione. È questo lo scenario al centro di un nuovo filone investigativo della Direzione distrettuale antimafia di Bari.
Le basi dell’accusa e l’ipotetico movente dell’agguato, maturato nel contesto della criminalità organizzata dauna, restano al momento coperti dal segreto istruttorio. Ma un passaggio decisivo dell’inchiesta è ormai noto: il pubblico ministero Bruna Manganelli ha disposto il confronto tra il Dna di Gesualdo e quello repertato dagli investigatori subito dopo il ferimento di Narciso, affidando l’incarico ai carabinieri del Ris.
L’accertamento tecnico e l’avviso alle parti
Trattandosi di un accertamento tecnico irripetibile, il pm della Dda ha notificato l’avviso a Gesualdo, detenuto nel carcere di Caltanissetta, ai suoi difensori e alla persona offesa, per consentire la nomina di eventuali consulenti di parte. Un atto che certifica come i sospetti investigativi sull’ex latitante abbiano ormai superato la fase riservata delle indagini preliminari.
L’agguato risale all’ottobre 2022 in viale Europa, sotto casa di Narciso. Le indagini si allargarono anche ad un’auto trovata incidentata al Salice, periferia di Foggia, con all’interno un fucile, forse lo stesso usato per ferire la vittima. Proprio in una dimora al Salice fu ritrovato Gesualdo, catturato dopo cinque anni di latitanza. Solo una coincidenza?
Cinque anni di latitanza dopo il blitz Decimabis
Gesualdo riuscì a sottrarsi alla cattura il 16 novembre 2020, quando scattò il blitz “Decimabis” contro la mafia del pizzo, che portò all’emissione di 44 ordinanze cautelari firmate dal gip di Bari. In quell’inchiesta era accusato di associazione mafiosa come affiliato al clan Moretti.
Il 25 ottobre 2023 il Tribunale di Foggia lo ha condannato a 12 anni di reclusione; il processo d’appello è in corso a Bari e l’imputato ha sempre respinto le accuse. La sua latitanza, durata quasi cinque anni, non ha precedenti nel panorama della criminalità organizzata foggiana. È terminata all’alba del 7 ottobre 2025, quando i carabinieri lo hanno arrestato in un appartamento al Salice, sorprendendolo nel sonno. Oltre all’esecuzione dell’ordinanza “Decimabis”, Gesualdo è stato arrestato anche in flagranza per il possesso di una pistola: per questo episodio sarà processato a breve con rito abbreviato davanti al gup di Foggia.
“Gli piace sparare”, le accuse dei collaboratori
Nel processo “Decimabis”, alcuni collaboratori di giustizia hanno descritto Gesualdo come un uomo d’azione del clan Moretti. In particolare Carlo Verderosa, affiliato allo stesso gruppo criminale e divenuto collaboratore nel dicembre 2019, lo ha definito “un killer a cui piace sparare”. Secondo il suo racconto, Gesualdo “prendeva lo stipendio da affiliato occupandosi solo e esclusivamente di omicidi”, sostenendo di averlo accompagnato in occasione di un agguato.
Il riferimento era all’omicidio di Michele Mansueto, detto Lillino, boss della “Società” ucciso a Foggia il 24 giugno 2011 da due sicari in moto. Tuttavia, in sei anni non sono mai stati trovati riscontri alle chiamate in correità formulate dal pentito per quel delitto.
Va inoltre ricordato che Gesualdo è stato assolto in via definitiva per altri tre gravi fatti di sangue: l’omicidio di Antonio Cassitti, dipendente della Tnt spedizioni ucciso il 17 novembre 2005 durante un tentativo di rapina, per il quale in primo grado era stato condannato come autista della banda; l’omicidio di Claudio Soccio, assassinato il 4 aprile 2011 in via Lucera; e il tentato omicidio di Francesco Pesante, detto “u sgarr”, nel maggio successivo. Gli ultimi due episodi erano stati ricondotti alla guerra di mafia del 2011 tra le nuove leve dei Moretti e il gruppo Sinesi-Francavilla, con Gesualdo indicato come presunto esecutore materiale.
Il ferimento di Ivan Narciso e la scia di sangue
Ora l’attenzione degli inquirenti si concentra sul tentato omicidio di Ivan Narciso, classe 1990. Narciso, assolto in passato dall’accusa di omicidio, è stato condannato come messaggero della mafia del pizzo per due tentativi di estorsione ed è coimputato di Gesualdo nel processo “Decimabis”, con una condanna a 5 anni, 6 mesi e 20 giorni, in primo e secondo grado, per estorsione senza l’aggravante mafiosa. Ritenuto un “battitore libero” dagli inquirenti, Narciso resta riconducibile al clan Sinesi.
Il 21 ottobre 2022, nel tardo pomeriggio, mentre era ai domiciliari nella zona di viale Europa, un killer solitario armato di fucile cercò di ucciderlo, colpendolo a una spalla. Il sicario fuggì in auto, ma durante la fuga si scontrò frontalmente con un’altra vettura a bordo della quale viaggiavano quattro persone. Tra loro Salvatore Lo Prete, 92 anni, morto alcuni giorni dopo per le lesioni riportate. L’aggressore abbandonò l’auto e scappò a piedi; all’interno del veicolo fu rinvenuto un fucile, ritenuto compatibile con l’arma utilizzata per sparare a Narciso.
Ora sarà il confronto del Dna a chiarire se dietro quell’agguato, rimasto finora senza un colpevole, ci sia davvero la mano dell’ex superlatitante foggiano.









