La Procura generale di Bari ha chiesto una riduzione delle pene per il boss foggiano Roberto Sinesi detto “lo zio” e Sergio Ragno, imputati nel processo d’appello per il tentato omicidio aggravato dalla mafiosità di Vito Bruno Lanza, detto “u lepre”, gravemente ferito il 17 ottobre 2015. Il pg Francesco Bretone ha sollecitato la condanna a 10 anni di reclusione per Sinesi, a fronte dei 16 inflitti in primo grado, e a 9 anni per Ragno, contro i 10 anni stabiliti dal gup di Bari il 28 novembre 2024. Confermata invece la richiesta di 4 anni e 4 mesi per il collaboratore di giustizia Giuseppe Francavilla “il capellone”, ex clan Sinesi-Francavilla.
Il ruolo dei tre imputati
Secondo l’accusa, Sinesi, 63 anni, detenuto al 41 bis nel carcere di Novara, sarebbe il mandante dell’agguato. Ragno, 48 anni, recluso a Rieti, presunto autista del clan per la sua abilità alla guida, era al volante di una Volkswagen Golf dalla quale due sicari aprirono il fuoco contro Lanza, che viaggiava su una city-car. Francavilla, 48 anni, pentitosi nel gennaio 2024, avrebbe messo a disposizione su richiesta di Sinesi un uomo di fiducia, Ragno, e una pistola utilizzata per l’azione armata. Il ferimento di Lanza si inserisce nella sanguinosa faida dell’epoca tra i clan Moretti-Pellegrino-Lanza e Sinesi-Francavilla.
La richiesta di riduzione delle pene
La riduzione sollecitata dal pg è legata alla scelta difensiva di Sinesi e Ragno, che hanno rinunciato a chiedere l’assoluzione, puntando esclusivamente a un ridimensionamento delle condanne. In aula, la difesa di Sinesi ha chiesto pene ancora più contenute e il riconoscimento della continuazione con precedenti condanne. “Lo zio”, arrestato il 9 settembre 2016 dopo essere scampato tre giorni prima a un agguato ordinato dal clan rivale, sta già scontando 20 anni e 2 mesi per mafia, estorsione e armi.
Per Francavilla, la difesa ha chiesto un’ulteriore riduzione di pena, sottolineando il contributo determinante fornito dal proprio assistito alle indagini.
Le rivelazioni dei collaboratori
Furono proprio le dichiarazioni di Francavilla, per vent’anni tra i vertici dell’omonima famiglia mafiosa federata con i Sinesi, a portare il 13 maggio 2024 all’arresto di Sinesi e Ragno, con ordinanze notificate direttamente in carcere. A rafforzare l’impianto accusatorio anche le testimonianze di altri collaboratori di giustizia tra i quali il fratello Ciro Francavilla, Carlo Verderosa e Patrizio Villani.
L’agguato sulla circumvallazione
La mattina del 17 ottobre 2015 Lanza percorreva la circumvallazione di Foggia quando una Golf con a bordo tre uomini affiancò la sua auto. Furono esplosi numerosi colpi con due pistole. Lanza finì fuori strada, colpito a collo, spalla e petto, e venne ricoverato in prognosi riservata. In seguito avrebbe raccontato di essersi salvato fingendosi morto.
Nelle ore successive la Dda dispose il fermo di Luigi Biscotti, nipote di Sinesi, e di Ciro Spinelli, indicati come esecutori materiali: entrambi sono stati condannati in via definitiva, rispettivamente a 8 anni e a 5 anni e 6 mesi, pene già espiate.
I sospetti su Sinesi come mandante si consolidarono con il pentimento di Francavilla, che riferì di una richiesta di aiuto arrivata tramite Biscotti e di un successivo incontro di “chiarimento” tra i due boss, finito con una confessione diretta: “Io ho cercato di ammazzarti: li ho mandati io a spararti”. La sentenza della Corte d’appello è attesa nel 2026.









