Sempre dalla parte del malato. Per una parola di conforto, un aiuto, un ascolto. Sono 35 anni che l’AVO Foggia opera nei reparti del nosocomio foggiano. “Lasciate che la gentilezza faccia rumore”, è stato il claim con il quale i volontari ospedalieri guidati dalla presidente Patrizia Caccavo hanno ricordato al Palazzetto dell’Arte le tappe del loro operato, fermato soltanto nel periodo della pandemia.
Il primo nucleo di volontari nacque nel 1990 grazie all’intuizione di padre Leonardo, l’allora cappellano del Policlinico Riuniti, recentemente scomparso.
A coadiuvarlo il dottor Tonio Battista, storico dirigente ospedaliero ed ex direttore sanitario. Il suo ricordo nel giorno dei festeggiamenti è stato importante. “Occorreva il sostegno dell’amministrazione sanitaria, senza la quale non avremmo avuto forza e continuità, ed infatti all’inizio tra i volontari c’erano molti dipendenti dell’ospedale: il 13 gennaio del 1990 ci fu una presentazione con la delegata regionale, la città seppe che era nata l’Avo Foggia. Il primo corso di volontari partì nella primavera del 1990 e il 20 aprile 1990 ci fu atto costitutivo grazie alla disponibilità gratuita del notaio Antonio Pepe, che ancora non era un politico. Si accollò anche le spese di registrazione”.
Battista ha ricordato i nomi dei primi pionieri dell’associazione. “I tempi erano molto diversi da quelli di oggi. Non c’erano i telefonini, non c’era la posta elettronica. Era un altro mondo. La mancanza di telefonini aggiungeva altre forme di volontariato, non era una cosa di poco conto. Fino al 2004 sono stato presidente, poi mi è succeduta Raffaella Francavilla, che è stata la seconda presidente della storia dell’Avo, a cui sono seguiti Ivana Buonfiglio, Severino de Iure, Arcangela Lombardi e Patrizia Caccavo. Le vicende sono state tante in 35 anni, Antonio De Carlo è stata una figura di continuità, che ha sempre stemperato le divisioni”.
L’Avo di Foggia è stato un’ancora per tanti pazienti. Nei primi tempi il percorso non era facile. I volontari trovavano spesso ostilità in corsia, da parte degli infermieri.
“La gentilezza è fondamentale – ha osservato Raffaella Francavilla -, noi siamo gentili verso noi stessi? Dobbiamo fare un percorso dentro di noi. Se vogliamo essere gentili ed empatici il punto di partenza è il nostro vissuto interiore. La gentilezza è un ponte che ci unisce all’altro, per farci uscire dalla nostra soggettività”.
L’ex presidente, attuale animatrice dell’associazione Gama che opera con i malati oncologici, ha citato il celebre psichiatra basagliano Eugenio Borgna e le virtù deboli di Norberto Bobbio, ossia quelle qualità morali come la mitezza, l’umiltà, la modestia e la temperanza, contrapposte alle “virtù forti” (coraggio, potere, ardimento) tipiche del mondo politico e del “forte”. La resistenza alla violenza e alla prevaricazione, tipiche di chi cerca la coesistenza pacifica e non la vittoria a ogni costo, rende i volontari essenziali per una società giusta. Il volontario sceglie l’ascolto per aiutare gli altri.












