Scontro in aula nel processo scaturito da una querela del pluripregiudicato garganico Luigi Ferro nei confronti di Francesco Pesante, direttore de l’Immediato e autore di alcuni articoli sulla strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017. Nel 2022 la testata riportò le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Carlo Magno che davanti alla Corte d’Assise di Foggia, nel corso del processo al basista Giovanni Caterino (poi condannato all’ergastolo) parlò di un possibile tradimento da parte di amici di Mario Luciano Romito, bersaglio principale dell’agguato: “Si sono girati”, disse il pentito. l’Immediato scrisse quanto riferito da Magno e ricostruì tutti gli scenari dietro al principale fatto di sangue nella storia della criminalità foggiana.
Negli articoli venne pubblicata anche la testimonianza di un altro collaboratore, il mattinatese Antonio Quitadamo detto “Baffino” che agli inquirenti indicò l’organigramma del clan un tempo guidato proprio dal manfredoniano Mario Romito citando Ferro, detto “Gino di Brancia” per il territorio sammarchese.
Ferro, raggiunto di recente per questi fatti da Giulio Golia de “Le Iene”, era amico di Romito, come confermato in aula dallo stesso pregiudicato. I due vennero anche coinvolti insieme nell’operazione “Ariete” sull’assalto ad un portavalori lungo la Mattinata-Vieste, processo ancora in corso.
In questi articoli, il sammarchese si è sentito chiamato in causa per la storia del possibile tradimento procedendo con una querela nei confronti de l’Immediato. “Ho saputo degli articoli mentre ero in carcere a Lecce. Me ne parlò il mio avvocato”. Alla domanda della pm se conoscesse Pesante, il pregiudicato ha risposto: “Si, lo conosco”. Piuttosto inquietante che un personaggio della sua caratura criminale parli in questi termini, soprattutto alla luce del fatto che Ferro e il giornalista si sono incrociati per la prima volta solamente pochi giorni fa nell’aula del tribunale durante il procedimento in questione.
Poi le accuse: “A causa di questo signore la famiglia Luciani non mi guarda più in faccia, prima eravamo tutti una famiglia”, riferimento a mogli e parenti dei contadini Aurelio e Luigi Luciani, tra le quattro vittime della strage. Ferro ha anche collegato le pubblicazioni a vicende personali e familiari, menzionando il suicidio del fratello.
L’esame della parte offesa si è trasformato in un acceso confronto in aula, con la difesa del giornale che ha contestato duramente la linea di interrogatorio del pubblico ministero per le domande ritenute dal legale discostanti rispetto al capo d’imputazione.
Il riferimento ai collaboratori di giustizia, l’intervento dell’avvocato di Ferro e altri contrasti tra le parti hanno indotto il giudice a sospendere l’udienza rinviando tutto a febbraio 2026 quando il pregiudicato dovrà tornare in aula per completare l’esame e sottoporsi al controesame.
Chi è Luigi Ferro, trent’anni di condanne e reati
La storia giudiziaria del 56enne Luigi Ferro, originario di San Giovanni Rotondo e cresciuto nell’orbita criminale di San Marco in Lamis, è una delle più lunghe e articolate mai registrate nel panorama della criminalità garganica. Il suo casellario giudiziario, composto da dieci provvedimenti penali definitivi, descrive un percorso fatto di reati seriali, recidiva e continui ritorni in carcere lungo oltre trent’anni.
Il primo episodio giudiziario risale al 1989, quando Ferro commette un furto che porterà alla condanna della Pretura di Ascoli Piceno, divenuta irrevocabile nel 1991. Seguono pochi anni dopo provvedimenti decisamente più gravi: nel 1994 la Corte d’assise d’appello di Bari conferma una lunga serie di reati, tra cui associazione per delinquere, estorsioni tentate in concorso, danneggiamenti e violazioni sulle armi, per fatti avvenuti tra il 1989 e il 1991. Una sequenza di condotte che il provvedimento definisce aggravate e reiterate, a conferma della piena immersione di Ferro nei circuiti criminali locali.
Il casellario mostra come Ferro, già negli anni ’90, fosse considerato soggetto pericoloso: nel 1994 il Tribunale di Foggia applica la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni.
Nello stesso periodo arrivano ulteriori condanne per estorsione tentata e altri reati contro il patrimonio, con pene sempre più pesanti e l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.
Il 1995 segna il cumulo delle pene: oltre sei anni di reclusione e migliaia di euro di multa (all’epoca in lire). Durante la detenzione, vari provvedimenti di sorveglianza riducono in più occasioni la pena per liberazione anticipata.
Dopo anni di carcere e semilibertà, Ferro torna a delinquere: nel 2006 la Corte d’appello di Bari lo condanna per estorsione tentata, aggravata dalla recidiva specifica e reiterata. Nel 2020 emerge un nuovo episodio: resistenza a pubblico ufficiale e ricettazione, accertati a Striano. La condanna, confermata nel 2021, prevede oltre tre anni di reclusione.
Il casellario evidenzia come Ferro abbia continuato ad alternare periodi di detenzione in carcere e misure alternative, incluse sospensioni dell’esecuzione pena e detenzione domiciliare applicate tra il 2021 e il 2023.
La lunga lista di reati – dall’associazione per delinquere alle estorsioni, dalle armi ai danneggiamenti fino alla resistenza alle forze dell’ordine – inserisce Luigi Ferro tra i protagonisti storici della criminalità del versante garganico, una figura ricorrente nelle principali vicende giudiziarie che dagli anni ’80 in poi hanno segnato San Marco in Lamis e dintorni.
Il documento rilasciato dal Tribunale di Foggia nel 2025 riassume così oltre tre decenni di attività criminale, in un quadro che conferma la pericolosità sociale e la costanza delinquenziale di uno dei nomi più noti del panorama malavitoso locale.











