Ogni 8 dicembre dovrebbe essere un momento di festa, identità e comunità. E invece, come denuncia la vicesindaca e assessora all’Ambiente Lucia Aprile, ciò che troppo spesso compare nelle vie e nei quartieri di Foggia sono cumuli di rifiuti pronti a prendere fuoco: mobili rotti, pannelli verniciati, materiali trattati con colle e solventi. Non legna, ma scarti tossici che diventano il carburante di falò abusivi pericolosi per l’ambiente e la salute.
Un rito che si trasforma in una discarica da bruciare
“Non è un falò di festa. È una discarica pronta a bruciare nel cuore dei nostri quartieri”, scrive Aprile nel suo post, accompagnato da una foto che documenta il materiale accatastato.
L’assessora ricorda come la combustione di rifiuti trattati rilasci nell’aria sostanze altamente nocive, capaci di contaminare l’ambiente, il suolo e soprattutto i polmoni dei cittadini, dei bambini e degli anziani.
Un appello diretto alla città: “Non giriamoci dall’altra parte”
La vicesindaca sottolinea lo sforzo dell’Amministrazione nel tentare di ricondurre la tradizione dei falò dell’Immacolata in un percorso di legalità, sicurezza e rispetto ambientale: dialogo, alternative, regolamenti.
“Abbiamo provato a costruire soluzioni, ma senza risposte reali”, osserva Aprile, criticando chi preferisce polemizzare invece di contribuire al cambiamento.
Tradizione sì, ma senza avvelenare la città
Il messaggio finale è netto e diretto: Foggia non può più tollerare pratiche che trasformano una tradizione in un rischio ambientale e sanitario.
“La città è nostra, e la sua salute dipende dalle scelte di ciascuno. Foggia merita rispetto. Merita aria pulita. Merita tradizioni che uniscono, non che avvelenano”, conclude l’assessora.












