Al Policlinico Riuniti di Foggia sono oltre 800 i bambini e gli adolescenti in cura per problemi di obesità. Un dato che, secondo il professor Angelo Campanozzi, direttore della Clinica Pediatrica dell’Università di Foggia, deve far riflettere: “Se non si interviene subito sui corretti stili di vita, tra qualche anno assisteremo a un aumento di malattie croniche e cardiovascolari in età sempre più giovane”, ha dichiarato lo specialista sulle pagine de La Gazzetta del Mezzogiorno.
Il docente, che guida la struttura universitaria vincitrice di uno dei quattro progetti nazionali finanziati dal Pnrr in ambito pediatrico, ha lanciato un appello concreto: costruire una rete stabile tra sanità, scuola e famiglie per contrastare il fenomeno dell’obesità infantile.
L’occasione è stato il forum “La dieta mediterranea per crescere sani: il benessere parte dalla scuola”, che ha riunito oltre 300 docenti delle scuole di Foggia e provincia. L’incontro è stato aperto dal rettore Lorenzo Lo Muzio e dal dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Vito Alfonso, con la partecipazione di esperti nazionali del settore come il professor Pasquale Strazzullo (Università Federico II di Napoli), la dottoressa Maria Laura Bonaccio (Neuromed di Pozzilli), il professor Antonio Bevilacqua, la professoressa Barbara De Serio, la professoressa Rossella Caso e il professor Agostino Sevi.
“Le famiglie da sole non riescono a intervenire con decisione, e anche i medici incontrano difficoltà – ha spiegato Campanozzi –. È necessario creare un ponte con il mondo della scuola, perché docenti e maestri possono essere fondamentali nel costruire sani stili di vita. Se non agiamo ora, rischiamo di ritrovarci tra qualche anno una generazione di ragazzi obesi, isolati e infelici”.
Il forum ha messo al centro la dieta mediterranea come strumento educativo, culturale e sanitario, ricordando come le abitudini alimentari apprese in età scolare siano decisive per prevenire le patologie future. Un messaggio che trova oggi riscontro nei dati: in Puglia, secondo i più recenti studi epidemiologici, un bambino su tre presenta eccesso ponderale o abitudini alimentari scorrette.
Un fenomeno che, come ha sottolineato La Gazzetta del Mezzogiorno, non è solo un problema sanitario ma un’emergenza sociale e culturale.











