L’Unione Sindacale di Base (Usb) di Foggia interviene con fermezza dopo la violenta aggressione subita dagli operatori del 118 durante un intervento di soccorso in città il 17 ottobre. “Esprimiamo tutta la nostra vicinanza e solidarietà agli operatori vigliaccamente aggrediti nel pieno del loro servizio – si legge nel comunicato firmato da Santo Mangia, dell’esecutivo Usb Foggia –. È inaccettabile che chi dedica la propria vita a salvare gli altri debba essere vittima di violenza”.
Il sindacato denuncia la condizione di abbandono e precarietà in cui lavorano i soccorritori: “Gli operatori del 118 e dei Pronto soccorso sono il primo contatto tra i cittadini e la sanità, ma pagano per colpe che non sono loro, per inefficienze e disservizi dovuti a scelte dirigenziali e organizzative”.
Usb punta il dito contro la carenza cronica di medici, problema strutturale ormai da anni. “La mancanza di personale medico sta mettendo in discussione l’effettiva efficacia del servizio. Ci chiediamo che fine abbiano fatto i 50 medici che hanno partecipato al corso di abilitazione al 118 indetto dalla Asl di Foggia: possibile che nessuno sia stato assunto o abbia accettato di entrare in servizio?”.
Nel comunicato si sottolinea anche l’impegno e il sacrificio di autisti, soccorritori e infermieri, che spesso operano in condizioni difficilissime. “Sono professionisti che svolgono il proprio lavoro con abnegazione, cercando di limitare i danni ai cittadini nonostante l’assenza del medico a bordo. Ma la loro dedizione non può sostituire un’organizzazione carente”.
Infine, l’Usb chiede una riorganizzazione del sistema di emergenza, a partire dalla Centrale Operativa, e un reale potenziamento dei protocolli di sicurezza per proteggere i lavoratori del 118 e dei pronto soccorso. “I protocolli servono a poco se non si interviene sulla qualità e sulla gestione del servizio sanitario. È ora di agire con serietà e rispetto verso chi ogni giorno rischia la vita per salvarne altre” – conclude il sindacato.









