Un segnale forte, maturo e inedito. Dopo il corteo che ha attraversato le vie del centro di Foggia per dire “no” alla violenza giovanile e al degrado, un gruppo di ragazzi ha consegnato al prefetto Paolo Grieco una lettera aperta in cui chiedono di poter partecipare attivamente alla costruzione di un percorso di sicurezza, legalità e responsabilità collettiva.
“Non vogliamo lamentarci – scrive il portavoce Antonio Narciso – ma assumerci una responsabilità: quella di contribuire davvero alla convivenza civile e al futuro della nostra città”. Un appello che nasce dopo settimane di tensione, tra risse, aggressioni e comportamenti violenti nei luoghi della movida, episodi che hanno scosso l’opinione pubblica foggiana.
L’appello: un Tavolo tecnico con istituzioni e giovani
Nella lettera, i ragazzi propongono l’istituzione presso la Prefettura di un Tavolo tecnico permanente che riunisca tutte le istituzioni coinvolte nella sicurezza urbana – dalla Prefettura alla Questura, dai carabinieri alla guardia di finanza, fino alla Procura della Repubblica e al Comune – insieme a scuole, parrocchie, associazioni sportive e realtà educative. Ma la richiesta centrale è chiara: che al tavolo “siedano anche dei giovani”.
“Non è possibile discutere di noi senza di noi – scrivono –. I ragazzi che vivono la strada, i quartieri, le scuole conoscono la realtà meglio degli adulti. Se non veniamo ascoltati, la prevenzione resta teoria”.
Una generazione in cerca di ascolto
Nella lettera, i giovani foggiani mettono in evidenza anche le conseguenze indirette della lotta alla criminalità organizzata. Con la DDA che ha colpito duramente le storiche batterie della cosiddetta Quarta Mafia, scrivono, si è creato “uno spazio vuoto di potere” che rischia di essere occupato da nuove leve giovanili, “prive di riferimenti educativi” e sempre più coinvolte in furti, spaccio e violenze di strada.
Il documento si chiude con parole che suonano come un manifesto: “Non vogliamo essere una generazione costretta a scappare o a scegliere tra emigrazione e criminalità. Se le istituzioni non coinvolgeranno i giovani, altri lo faranno, con metodi ben più pericolosi”.
Un messaggio diretto e coraggioso, che trasforma la protesta in proposta e che invita le istituzioni a rispondere non solo con repressione, ma con ascolto, prevenzione e fiducia.










