Nuove rivelazioni nell’ambito del processo d’appello per l’omicidio di Rocco “il sombrero” Dedda, avvenuto il 23 gennaio 2016 in via Capitanata, rione Candelaro di Foggia. Davanti alla Corte d’assise d’appello di Bari, il pentito Gianluigi Troiano, 34 anni, detto “U’ Minorenn”, originario di Vieste ed ex affiliato alla mafia garganica nel clan Raduano, ha raccontato in videoconferenza da località segreta che Alessandro “Sassolin” Moretti, nipote del boss Rocco “Il porco” Moretti, gli avrebbe confermato in carcere che Giuseppe Albanese era l’esecutore materiale del delitto.
“Me lo disse Moretti in cella, era sicuro che il killer fosse Albanese”
“Alessandro Moretti mi disse che, vedendo al telegiornale il video dei due killer in fuga dopo l’omicidio, riconobbe Albanese dal modo di camminare”, ha riferito Troiano. “Lo raccontò al compagno di cella Pietro Antonio Nuzzi, che poi si pentì e riferì tutto ai magistrati. Mi disse che era effettivamente Albanese uno degli autori materiali e che, dopo il suo arresto, avevano perso una persona valida del gruppo, uno che si occupava di omicidi”.
L’omicidio di Dedda – ex pizzaiolo di 46 anni – avvenne nel pomeriggio del 23 gennaio 2016: due sicari con casco bussarono alla porta della vittima, spararono tre colpi all’addome e fuggirono su uno scooter, poi bruciato all’imbocco di Villaggio Artigiani. Le telecamere della zona ripresero la fuga dei killer, a volto scoperto, e il filmato venne diffuso solo tre anni dopo, l’8 luglio 2016, da Dda e squadra mobile per sollecitare nuove testimonianze.

Il processo d’appello e i nuovi pentiti
Giuseppe Albanese, 45 anni, di Foggia, soprannominato “Prnion’”, è stato condannato in primo grado all’ergastolo per omicidio premeditato aggravato dal metodo mafioso. È ritenuto affiliato al clan Moretti-Pellegrino-Lanza, in contrapposizione con il gruppo Sinesi-Francavilla, a cui sarebbe stato vicino Dedda. In tredici mesi di guerra tra i due clan si registrarono dieci sparatorie, tre morti e undici tra feriti e scampati.
Le dichiarazioni di Troiano si aggiungono a quelle dei pentiti Raffaele Bruno, Carlo Verderosa, Pietro Antonio Nuzzi e Giuseppe Francavilla “il capellone”, che avevano già contribuito alla condanna di primo grado. Durante l’interrogatorio, Troiano ha ricordato che nel 2018, detenuto nel carcere di Bari, condivise la cella con vari foggiani arrestati nell’operazione Decima Azione, tra cui Alessandro Moretti. “Rocco Moretti – ha aggiunto – ci raccomandò di non far leggere ‘La Gazzetta di Capitanata’ ai baresi, perché lì è facile pentirsi. Decidemmo così di tenerla nascosta”.
L’imputato si dichiara innocente
Giuseppe Albanese, attualmente detenuto al 41 bis nel carcere di Parma, continua a proclamarsi innocente. È già stato condannato in appello a undici anni e sei mesi per associazione mafiosa e tentata estorsione proprio in “Decima Azione”, a otto anni in primo grado per traffico di droga (operazione “Araneo”) e risulta imputato in un altro processo per il tentato omicidio del boss rivale Roberto Sinesi, avvenuto il 6 settembre 2016.
Nella prossima udienza la Corte ascolterà Alessandro Moretti come testimone per riscontro o smentita del pentito Troiano, mentre resta da valutare la possibilità di sentire anche Rocco Moretti, come richiesto dalla difesa.









