L’Unione Sindacale di Base ha denunciato con durezza la perdita dei 114 milioni di euro del PNRR destinati al superamento dei ghetti in Capitanata, fondi che dovevano servire a migliorare le condizioni di vita di migliaia di lavoratori agricoli stagionali. La conferma, si legge nel comunicato diffuso oggi 13 ottobre, è arrivata dopo l’incontro tenutosi lo scorso 1° ottobre in Prefettura a Foggia, dove sarebbe stata sancita “l’impossibilità definitiva di rispettare le scadenze europee per la realizzazione degli interventi”.
“Una delle pagine più nere nella gestione dei fondi pubblici”
Secondo quanto denunciato dall’USB, la perdita dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, relativi alla Missione 5 – Investimento 2.2, rappresenta “una delle pagine più nere della gestione dei fondi pubblici in Italia”. Il sindacato parla di un fallimento politico e amministrativo che avrebbe “calpestato la dignità umana e l’opportunità di riscatto del territorio”, accusando le istituzioni di “colpevole inerzia”.
Durante l’incontro in Prefettura sarebbe emersa soltanto una generica ipotesi di ricerca di fondi alternativi e la “vaga speranza” di una proroga da parte della Commissione europea, ma senza alcuna certezza. Nel frattempo, la situazione nei ghetti agricoli della provincia di Foggia resta critica, aggravata dal nuovo tentativo di ampliamento dell’insediamento informale nei pressi della Foresteria regionale di Torretta Antonacci, dove, secondo quanto riferisce l’USB, si registrano arrivi di nuove roulotte e l’avvio di piccole opere edilizie in tufo “senza alcun controllo”.
“Serve un piano di edilizia sociale e una regolarizzazione dei lavoratori”
L’organizzazione sindacale chiede ora con forza che Governo e Regione Puglia stanzino risorse nazionali o regionali sostitutive, con “vincoli di spesa realistici”, per realizzare progetti di edilizia sociale stabile e integrata, citando come esempio il villaggio eco-sostenibile di Torretta Antonacci, una proposta di urbanistica partecipata avanzata dagli stessi braccianti.
Ma per l’USB, il problema non si risolve solo con nuove strutture: “Il superamento dei ghetti deve includere una soluzione di regolarizzazione per i lavoratori privi di un regolare permesso di soggiorno, altrimenti qualsiasi intervento sarà destinato a fallire”.
Il sindacato richiama infine il governo Meloni al senso di responsabilità: “Prima di autorizzare ulteriori 500.000 ingressi di lavoratori stranieri, come previsto dal decreto flussi 2026/28, si guardi agli invisibili che già vivono e lavorano nelle campagne italiane”.
L’appello dell’USB si chiude con la richiesta di un “piano straordinario di regolarizzazione per tutti gli invisibili”, considerato l’unico modo per restituire dignità e diritti a chi sostiene, da anni, l’economia agricola della Capitanata.












