Dopo un dibattimento durato sei anni, il Tribunale di Foggia questa mattina ha assolto Giovanni Putignano, 47 anni, di Torremaggiore, dall’accusa di concorso in estorsione e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni dell’imprenditore Lazzaro D’Auria, membro dell’associazione antiracket nel capoluogo dauno. La sentenza è di primo grado; le motivazioni saranno depositate nei termini di legge.
Le accuse e la richiesta della Dda
Il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Bari, Bruna Manganelli, aveva chiesto una condanna a sette anni, sostenendo che D’Auria avesse riconosciuto Putignano sia in fotografia sia in aula, indicandolo come parte del gruppo vicino al clan Moretti-Pellegrino-Lanza che tra il 2015 e il 2017 avrebbe preteso 200mila euro di pizzo e l’assunzione di un dipendente nelle aziende agricole dell’imprenditore.
Il nodo dei riconoscimenti
Fulcro del processo è stato il tema del riconoscimento visivo. La difesa ha chiesto l’assoluzione contestando tempi e modalità delle identificazioni, ritenute “incerte e contraddittorie”: nelle prime fasi del 2017 l’imprenditore non avrebbe riconosciuto Putignano nelle foto mostrate dagli inquirenti, mentre il riconoscimento formale arrivò solo il 5 aprile 2018. Su questo punto la Corte, nelle ultime udienze, ha riascoltato D’Auria per chiarire le incongruenze.
Il contesto e gli esiti paralleli
La ricostruzione accusatoria inseriva la vicenda nel quadro delle pressioni della Società foggiana e del clan sanseverese “La Piccirella”. In procedimenti con rito abbreviato a Bari, i vertici Rocco Moretti e Giuseppe La Piccirella, storici alleati, erano già stati condannati in via definitiva rispettivamente a 4 anni e 8 mesi e 3 anni e 6 mesi . L’assoluzione odierna riguarda esclusivamente la posizione di Putignano.
Cosa succede ora
Con la pronuncia odierna il procedimento di primo grado per Putignano si chiude con esito assolutorio. La procura potrà valutare l’impugnazione. Le motivazioni della sentenza chiariranno i passaggi decisivi che hanno orientato il giudizio su riconoscimenti, attendibilità e quadro probatorio raccolto.











