Prime condanne pesanti per Miucci&co in una delle maggiori inchieste degli ultimi anni sul Gargano. Il tribunale foggiano ha inflitto 12 anni e 8 mesi di reclusione al boss Enzo Miucci detto “U’ Criatur” o “Mutanda”, 12 anni e 4 mesi a Claudio Iannoli e 10 anni e 8 mesi a Matteo Pettinicchio.
L’indagine era partita nel 2021 da un arresto a Vieste legato al traffico di droga e all’utilizzo illecito di telefoni cellulari all’interno delle carceri. Da quella operazione investigativa, condotta con intercettazioni, pedinamenti e sequestri, era emersa una rete di rapporti riconducibile al gruppo mafioso dei Li Bergolis-Miucci, storicamente protagonista delle cronache criminali del Gargano.
Il traffico di droga e il ruolo dei clan
Secondo l’accusa, al centro del business vi era una partita di cocaina pagata 65mila euro al chilo. I telefoni usati in cella servivano a mantenere i contatti con l’esterno e a gestire le operazioni del gruppo. La droga sequestrata a Vieste nel marzo 2021 sarebbe stata destinata a finanziare il clan dei montanari Li Bergolis-Miucci e i suoi alleati viestani.
Alla sbarra Enzo Miucci, 42 anni, di Monte Sant’Angelo, considerato il boss reggente del clan Li Bergolis-Miucci-Lombardone; Claudio Iannoli, 49 anni, detto “Cellin”, ritenuto capo della batteria Perna-Iannoli; e Matteo Pettinicchio, 40 anni, ex braccio destro di Miucci e primo collaboratore di giustizia del clan dei montanari.
Per Miucci e Iannoli, il pubblico ministero della DDA Ettore Cardinali aveva chiesto 12 anni di carcere, mentre per Pettinicchio la richiesta era stata ridotta a 3 anni e 2 mesi, in virtù della collaborazione.
Le accuse e le prove
I tre erano imputati per traffico di droga con l’aggravante mafiosa, in quanto l’operazione di marzo 2021 a Vieste sarebbe servita a sostenere economicamente la struttura criminale. Gli arresti risalgono al 14 luglio 2023: i tre furono fermati dai carabinieri mentre si trovavano già in carcere per altri reati.
A incastrarli, le intercettazioni ambientali e telefoniche effettuate all’interno degli istituti di pena di Terni e Lanciano, che rivelarono una fitta rete di comunicazioni e una gestione diretta del traffico di stupefacenti.
Il processo, iniziato il 5 dicembre 2023, ha subito un’accelerazione dopo la collaborazione di Pettinicchio, le cui dichiarazioni hanno rafforzato l’impianto accusatorio.
Le rivelazioni del pentito Pettinicchio
Nel suo interrogatorio, Matteo Pettinicchio ha confermato l’esistenza di un sistema organizzato: “Avevamo telefonini in cella per tenerci in contatto. Davide Carpano mi disse che aveva preso accordi con Miucci quando era ancora libero: la cocaina doveva costare 65mila euro al chilo. L’approvvigionamento dei 100 grammi sequestrati a Vieste credo sia stato concordato tra Miucci e Iannoli già mentre erano detenuti. Miucci mi spiegò che la droga serviva a pagare gli stipendi a Claudio Iannoli e al cugino Giovanni ‘Smigol’ Iannoli, oltre a fare un regalo alla vedova di Girolamo Perna, ucciso nella faida contro i Raduano”.
Nello stesso procedimento erano già stati giudicati con rito abbreviato i fratelli viestani Davide e Mario Carpano, condannati rispettivamente a 8 anni e a 5 anni e 4 mesi di reclusione.
La decisione del tribunale
La requisitoria del pm Ettore Cardinali si è chiusa con la conferma dell’impianto accusatorio e con la richiesta di pene severe, ritenendo le prove coerenti e rafforzate dalla confessione del collaboratore. La sentenza di oggi segna un passaggio cruciale nel percorso giudiziario che ricostruisce ancora una volta la rete di potere e affari del clan dei montanari sul Gargano.












