Maxi operazione della Direzione distrettuale antimafia di Bari contro una presunta organizzazione criminale con base a Cerignola, ritenuta specializzata negli assalti ai portavalori con modalità paramilitari. Nella mattinata di oggi il Nucleo Investigativo dei carabinieri di Bari ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Bari nei confronti di otto persone gravemente indiziate, a vario titolo e fatta salva la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, di associazione per delinquere aggravata, rapina aggravata dal metodo mafioso e numerosi altri reati contro il patrimonio.
L’indagine prende le mosse dall’assalto al furgone portavalori avvenuto il 6 novembre 2024 sulla Statale 96, nei pressi di Toritto, quando un commando armato di fucili d’assalto AK-47 Kalashnikov aprì il fuoco contro le guardie giurate, fece esplodere il blindato e incendiò alcune autovetture utilizzate per bloccare la carreggiata e garantirsi la fuga.
Il furgone trasportava circa un milione di euro in contanti. Secondo gli investigatori non è stato possibile accertare con precisione quanto denaro sia stato effettivamente sottratto, poiché una parte del carico venne distrutta dalle esplosioni durante la rapina.
Otto arresti per la presunta organizzazione criminale
Le misure cautelari sono state eseguite nei confronti di Biagio Michele Nazareno Barrasso, nato a Cerignola il 19 agosto 1985; Antonio Braschi, nato a Cerignola il 10 novembre 1978; Cosimo Attila Cirulli, nato a Cerignola il 9 aprile 1990; Giuseppe Da Bellonio, nato a Cerignola l’11 marzo 1981; Riccardo Magno, nato a Terlizzi il 5 febbraio 1991; Pasquale Sciusco, nato a Cerignola il 1° marzo 1968; Giovanni Terlizzi, nato a Cerignola l’8 ottobre 1983; Pasquale Pazienza, nato a Bitonto il 15 luglio 1969.
Secondo la DDA il gruppo disponeva di una struttura stabile, capace di reperire autovetture rubate, armi da guerra, esplosivi e mezzi logistici necessari per organizzare assalti ai portavalori in diverse zone del territorio nazionale.
Contestato per la prima volta il metodo mafioso
Uno degli aspetti più rilevanti dell’inchiesta riguarda la contestazione dell’aggravante del metodo mafioso, applicata per la prima volta in un procedimento relativo agli assalti ai portavalori riconducibili alla criminalità cerignolana.
Per la Direzione distrettuale antimafia tale contestazione trova fondamento sia nell’identità degli indagati, ritenuti contigui agli ambienti della criminalità organizzata del territorio, sia nelle modalità operative adottate.
Gli investigatori parlano di azioni caratterizzate da “ferocia spregiudicata”, pianificazione accurata e tecniche paramilitari, con impiego massiccio di uomini, armi da guerra ed esplosivi, elementi che, secondo la Procura, hanno contribuito a trasformare gli assalti ai portavalori in un vero e proprio “brand criminale” attribuito alla criminalità organizzata di Cerignola, capace di esercitare una forte intimidazione ben oltre i confini della provincia foggiana.
Rubati anche quattro autobus per preparare nuovi colpi
Tra gli episodi contestati figura anche il furto di quattro autobus di linea avvenuto il 15 aprile 2025 a Ostuni, che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati destinati alla preparazione di ulteriori assalti.
Nel corso delle indagini sono inoltre state sequestrate sette autovetture di provenienza illecita, rinvenute all’interno di un autoparco di Trinitapoli.
L’inchiesta si è sviluppata attraverso intercettazioni ambientali, servizi di osservazione e pedinamento, oltre alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, facendo emergere anche presunti rapporti di connivenza di cui alcuni indagati avrebbero beneficiato nel territorio di Cerignola.
Indagato l’ex sindaco Antonio Giannatempo
Tra gli indagati compare anche l’ex sindaco di Cerignola di centrodestra, Antonio Giannatempo, nato il 2 luglio 1950, nei cui confronti non è stata applicata alcuna misura cautelare. L’ex primo cittadino, ginecologo oggi in pensione e all’epoca dei fatti in servizio presso l’ospedale cittadino, è indagato a piede libero per favoreggiamento.
Secondo la ricostruzione della DDA, Giannatempo avrebbe consentito ai familiari di un presunto componente della banda di accedere nel reparto oltre l’orario consentito delle visite, raccomandando loro di comunicare esclusivamente per iscritto e di non parlare.
Per gli investigatori, tale comportamento avrebbe avuto lo scopo di eludere le attività di intercettazione audio-video predisposte dagli inquirenti nella stanza di degenza del paziente.
Gli altri indagati e la posizione di Piarulli
Nell’ordinanza figurano inoltre Riccardo Acquaviva, nato ad Andria il 5 settembre 1982; Pasquale Pio Barrasso, nato a Cerignola il 12 febbraio 1983; Francesco Gaeta, nato a San Giovanni Rotondo il 7 agosto 1976 e residente a Orta Nova; Rocco Gaeta, nato a Foggia il 4 ottobre 1977 e residente a Ordona; Alberto Macchiarulo, nato a Cerignola il 26 febbraio 1984; e Giustina Pollice, nata a Canosa di Puglia il 1° ottobre 1993.
La richiesta di misura cautelare nei confronti di Michele Piarulli, nato a Cerignola il 29 ottobre 1962, è stata invece rigettata dal gip, mentre per altri indagati il giudice ha disposto l’interrogatorio preventivo prima di pronunciarsi sull’eventuale applicazione delle misure richieste.
Oltre cento carabinieri impegnati nell’operazione
Per l’esecuzione dell’ordinanza sono stati impiegati oltre cento militari dell’Arma, supportati da un elicottero, dai reparti speciali, dalle Aliquote di Primo Intervento (API) e dalle Squadre Operative di Supporto (SOS), unità normalmente impiegate nelle attività antiterrorismo.
L’inchiesta si trova nella fase delle indagini preliminari. Le accuse formulate dalla Procura e la stessa ordinanza cautelare hanno carattere provvisorio e dovranno essere vagliate nel contraddittorio tra le parti, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.












