Le mafie pugliesi non hanno la stessa notorietà mediatica della Camorra o della ’Ndrangheta, ma i loro primati angoscianti restano impressi nei numeri e nei fatti. A ribadirlo è l’ultima relazione annuale della Direzione investigativa antimafia, che descrive clan radicati, capaci di ramificarsi anche oltre i confini regionali e di stringere alleanze con altre organizzazioni, italiane e straniere. L’Espresso ha dedicato un focus alla criminalità organizzata con particolare attenzione nei confronti della provincia di Foggia. Titolo: “In Puglia la mafia trascurata”.
Il caso Foggia e le infiltrazioni
Il primato più clamoroso è quello del Foggia Calcio, prima squadra in Italia a essere commissariata con un provvedimento di amministrazione giudiziaria. Segno evidente, secondo la Dia, dell’influenza della criminalità organizzata in ambiti sociali ed economici sensibili. Nel Foggiano, la mafia “società” continua a distinguersi per violenza e impavidità. La “batteria dei Sinesi” – si legge nella relazione – è attiva nelle estorsioni, nel traffico di droga, nell’usura, nel gioco illegale e nei servizi abusivi di guardiania, ed è coinvolta in scontri armati con altre batterie rivali. Proiezioni extraregionali hanno consolidato legami fino all’Emilia Romagna.
I primati del crimine pugliese
Nel territorio di Barletta-Andria-Trani si registra il record italiano dei furti d’auto: fino a sette veicoli al giorno, poi smontati per alimentare il mercato dei pezzi di ricambio. Da Cerignola provengono invece gli specialisti degli assalti ai tir e ai portavalori, spesso condotti con tecniche paramilitari. A marzo, in territorio di Candela, un commando armato di kalashnikov e bombe ha assaltato un furgone blindato, portando via 450mila euro.
A Bari, l’inchiesta “Codice interno” ha portato alla ribalta nazionale le infiltrazioni mafiose in alcune partecipate pubbliche del capoluogo, con risvolti politici che hanno segnato la cronaca recente. Nel Salento, invece, la Sacra corona unita continua a macinare utili con il traffico di stupefacenti, restando protagonista assoluta dello scenario criminale.
La voce di Libera
“Queste mafie si confermano organizzazioni camaleontiche, capaci di adattarsi nonostante arresti e inchieste” ha dichiarato a L’Espresso Daniela Marcone dell’associazione antimafia Libera e figlia di Franco, il funzionario ucciso nel 1995 dalle cosche foggiane. Marcone ha ricordato come lo Stato abbia colpito duramente i clan, soprattutto dopo la strage di San Marco in Lamis del 2017, ma “queste organizzazioni continuano a sopravvivere ed è molto preoccupante”.
Secondo Marcone, i tanti scioglimenti per mafia dei Comuni pugliesi rappresentano una ferita per la comunità: “Dopo uno scioglimento è grande la fatica di ricostruire la stessa vita democratica. A Foggia abbiamo avuto un commissariamento durato due anni che ha reso difficile la vita della città”.
Le parole del magistrato e le ombre sul territorio
Hanno fatto scalpore anche le dichiarazioni del procuratore aggiunto Antonio Laronga, prima di lasciare la Procura di Foggia: “Qui c’è una società civile senza moralità. Non faccio vita pubblica, non vado a teatro, non vado al cinema, non stringo mani per marcare una distanza e proteggere la mia scorta da pericoli inutili”. Parole che, come racconta Marcone a L’Espresso, “riflettono l’amarezza di chi ha visto troppo da vicino i danni dell’indifferenza e della sottovalutazione”.
Clan e cronaca nera
Sul fronte degli assalti, il nome di Michele Mastropietro, killer del carabiniere Carlo Legrottaglie, resta tra i più emblematici: già dieci anni fa era stato arrestato dopo un colpo a un portavalori, e nel giugno scorso ha ucciso il militare al termine di un inseguimento nel Brindisino.
Intanto, continua lo stillicidio dei furti d’auto, con oltre cento arresti nel 2024 legati al racket dei ricambi illegali.
Un quadro complesso, che certifica l’allarme della Dia e che, come conclude Marcone, “mostra quanto la parte sana della società faccia ancora fatica a coprire quella meno sana. Ma nonostante tutto resta la speranza di cambiare, con la tenacia di chi non ha smesso di credere in questa terra”. Qui l’articolo de L’Espresso











