Un discorso acceso, condito da metafore calcistiche e stoccate politiche, quello con cui il governatore Michele Emiliano ha annunciato la candidatura al Consiglio regionale del deputato Ubaldo Pagano. Dopo lo stop alla sua corsa imposto da Antonio Decaro, Emiliano non arretra ma rilancia l’impegno diretto nella campagna elettorale, parlando davanti a oltre cento dirigenti e amministratori riuniti al Parco dei Principi di Bari Palese.
Come riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, Emiliano ha spiegato così la sua scelta: “A me non mi fanno candidare e quindi sciogliamo le fila? Mai, col fischietto. Avete messo un veto personale al presidente della Regione in carica, che ha iniziato questa storia, perché avete paura dei voti che avrebbe preso. E noi candidiamo un’altra personalità. So fare anche il frate semplice”.
L’attacco a Decaro
Il governatore non ha nascosto la frattura con l’ex presidente dell’Anci: “Mai è successo che a qualcuno sia stato impedito di candidarsi. Ho tentato di ragionare, ma mi sono trovato di fronte a chi ci diceva che l’accordo fatto nella sede del partito, con i deputati e i senatori presenti, non vale più perché ho cambiato idea. Leggere questo sul giornale è stato pesante”.
Emiliano ha anche replicato alla tesi di Decaro che paventava un suo “contropotere” in Consiglio regionale, ricordando di avere già nominato otto assessori in giunta: “Controllo già un terzo della maggioranza”.
Unità e continuità
Il governatore ha ribadito l’appello all’unità interna, assicurando di non voler alimentare guerre nel partito: “Non mi comporto con i modi usati da quelli che mi hanno bistrattato. Dobbiamo metterci a disposizione della maggioranza che vincerà. Riprendiamo ora il cammino con lo stesso entusiasmo di sempre e sapremo cosa fare”.
Con una metafora pallonara, Emiliano ha voluto sintetizzare la linea scelta: “Gli errori in politica non sono come quelli del fantacalcio: quando si sbaglia, si manda la Meloni a Palazzo Chigi. Non vanno sradicati gli alberi che abbiamo piantato. Il nostro è un messaggio di intelligenza, unità, gratitudine e rispetto dei patti stipulati”.












