Il dolore personale si intreccia con un appello collettivo. Benedetta Corsini, giovane di Foggia, ha perso il suo cavallo Lallo, deceduto dopo aver contratto il virus West Nile. Una tragedia che ha acceso i riflettori sulla gestione delle vaccinazioni, spingendola a scrivere un intervento critico e appassionato: “Il vaccino non è acqua. È un utile strumento di prevenzione, ma solo dopo i dovuti controlli. Fare un vaccino ad un animale infetto ne decreta la morte”.
Il nodo della certificazione di buona salute
Corsini solleva un interrogativo che riguarda direttamente la comunità veterinaria: chi deve certificare che l’animale sia in buona salute prima di ricevere il vaccino? “È il veterinario vaccinatore a doverlo fare o un medico precedente? Ci sono casi di West Nile asintomatici: a mio avviso è doveroso almeno misurare la temperatura e accertare che non ci siano segni sospetti. La buona salute non può essere dichiarata a occhio”.
Un protocollo che manca
Secondo la giovane, manca un protocollo vincolante che stabilisca con chiarezza quali controlli siano obbligatori prima della vaccinazione e chi debba sottoscrivere la certificazione. “Ogni vaccino ha un costo importante per i proprietari, ma questo non deve indurre a praticarlo comunque. Serve responsabilità, perché la vita degli animali non può essere messa a rischio per leggerezza o superficialità”.
Un appello che nasce dal dolore
La vicenda di Lallo ha colpito profondamente la comunità degli amanti dei cavalli, che sui social hanno espresso vicinanza a Benedetta. “Il mondo equestre sa quanto questi animali diventino parte della famiglia. Lallo non era solo un cavallo, era un compagno di vita. Per questo continuerò a chiedere che si faccia chiarezza e che vengano introdotte regole certe per prevenire altre tragedie”.
Il suo messaggio è un invito a trasformare una perdita personale in un cambiamento collettivo: garantire che i vaccini, indispensabili nella lotta al West Nile, siano sempre somministrati con tutte le cautele necessarie, affinché la prevenzione resti un atto di tutela e non di rischio.









