Un appello chiaro e formale arriva dal comitato “Difendiamo il Quartiere Ferrovia” di Foggia, che ha scritto al prefetto per chiedere la costituzione di un Gruppo di Controllo di Vicinato. Non ronde, dunque, ma uno strumento legale già sperimentato in molte città italiane e riconosciuto dal Ministero dell’Interno come modello di collaborazione tra cittadini e istituzioni.
I promotori, decine di professionisti che dal 2016 operano in forma anonima per evitare strumentalizzazioni, hanno sottolineato: “Qualcuno cerca di confondere le acque parlando di ronde: non è così. Le ronde sono vietate e non hanno nulla a che vedere con i gruppi di controllo di vicinato. Qui parliamo di cittadini che segnalano in tempo reale, come facciamo dal 2016, ma con più presenza nelle strade”.
Le basi normative e i precedenti
Il progetto si fonda sull’articolo 3 della legge 94 del 15 luglio 2009, che autorizza i sindaci ad avvalersi della collaborazione di cittadini non armati per la segnalazione di situazioni che possano danneggiare la sicurezza urbana, e sulla circolare del Ministero dell’Interno del 2010 che ne ha definito le linee guida operative. In tutta Italia sono stati firmati protocolli da Prefetture e Comuni di diverso colore politico, a dimostrazione della trasversalità dello strumento.
Le esperienze consolidate in città come Piacenza, Verona, Parma, Udine, Ferrara, Novara, Mantova e Modena hanno già mostrato i benefici del modello: maggiore collaborazione con le forze dell’ordine, prevenzione dei reati minori e miglioramento della percezione di sicurezza. “Non sostituiamo la Polizia, non facciamo indagini e non abbiamo poteri coercitivi. Semplicemente segnaliamo, documentiamo e facciamo rete. È ciò che facciamo dal 2016, ma ora con più presenza sulle strade”, ribadisce il comitato.
Unità e non divisioni
L’iniziativa, spiegano i residenti, è parte di un progetto più ampio che punta a creare un filo diretto tra cittadini, amministrazione comunale, forze dell’ordine, stampa e rappresentanti politici, anche dell’opposizione. Una rete di comunicazione trasparente per reagire ai problemi del quartiere.
L’appello del comitato è rivolto anche a chi tenta di politicizzare il tema sicurezza: “Non è una questione di destra o di sinistra. O di foggiani contro extracomunitari, come sta gravemente facendo passare qualcuno. La sicurezza non ha colore politico. Chi prova a etichettare o strumentalizzare questa iniziativa, e che magari si trova ben lontano dai quotidiani episodi di violenza, lo fa solo per dividere. Noi chiediamo unità: residenti, amministratori, forze dell’ordine, stampa, tutti insieme per restituire dignità a quello che era il salotto buono di Foggia”.
Un quartiere che non vuole arrendersi
Il quartiere ferrovia resta una delle aree più difficili e problematiche della città, ma i residenti non intendono cedere alla rassegnazione. “Ci siamo – concludono – adesso attendiamo che anche le istituzioni facciano la loro parte”.









