Una testimonianza che arriva direttamente dalla provincia di Foggia e che mette in luce una realtà diffusa ma spesso taciuta: quella dei giovani bagnini impiegati negli stabilimenti balneari del Sud Italia. A scrivere è un ragazzo che ha deciso di raccontare, con parole semplici e dirette, la sua giornata tipo, fatta di mansioni che vanno ben oltre il salvataggio a mare.
La giornata che inizia all’alba
“Ogni mattina la sveglia suona alle 6:30 – scrive – e tra prepararmi e sistemarmi passa circa un’ora. I mezzi pubblici hanno orari improponibili o costi spropositati, quindi mi muovo con mezzi personali, con ulteriori spese che non vengono mai coperte dal datore di lavoro”. Una volta arrivato in spiaggia, il giovane bagnino apre completamente il lido in circa un’ora e mezza, prima di caricare sulla torretta tutte le attrezzature necessarie per il servizio di salvataggio.
Dal salvataggio alle pulizie
Ma quello che dovrebbe essere il compito principale – la vigilanza a mare – diventa marginale. “Durante l’intera stagione ho usato pochissimo le attrezzature di salvataggio, a malapena il binocolo”, denuncia il ragazzo. Al contrario, le giornate sono scandite da incombenze di vario tipo: spazzare passerelle, montare ombrelloni, spostare lettini. “Sono già abbastanza stanco, ma il mio stipendione deve pur essere giustificato”, scrive con amara ironia.
Una pausa inesistente
Nemmeno il momento del pranzo è garantito. “La mia pausa consiste nel tempo di mangiare un panino portato da casa sotto l’ombrellone. Ma spesso devo interromperla per portare lettini o svolgere altre mansioni”. Il lavoro prosegue ininterrotto fino alle 19, ma la chiusura effettiva arriva molto dopo: “Poiché i clienti non lasciano mai in ordine, tocca a me pulire e riordinare. Solo alle 20:30 posso tornare a casa, stanco e pronto a ricominciare il giorno dopo”.
Una fotografia del lavoro stagionale
La lettera, arrivata alla redazione, è un atto di denuncia ma anche un appello. “Questo è il lavoro da bagnino”, conclude il giovane, con un ringraziamento amaro per l’ascolto. Una fotografia che riflette la condizione di tanti lavoratori stagionali al Sud: orari estenuanti, scarse tutele, stipendi bassi e un ruolo spesso svilito, dove alla sicurezza in mare si preferisce il compito di tuttofare.









