Non è bastata la morte di Francesco Aronica, il 23enne catanese deceduto il 17 agosto dopo essersi lanciato da uno scoglio di Lama Monachile. Già il giorno successivo alla tragedia – riporta Repubblica Bari – altri giovani hanno continuato a tuffarsi nello stesso punto, incuranti dei cartelli che segnalano il pericolo e l’assenza di bagnini. A fermarli sono stati i vigili urbani, chiamati a presidiare un tratto di costa troppo vasto per essere sorvegliato senza sosta.
I cartelli ignorati e la difficoltà dei controlli
A Polignano sono posizionate targhe che indicano chiaramente i divieti di balneazione e i rischi legati alla scogliera. Ma la suggestione del luogo, diventato uno dei simboli turistici della Puglia grazie a foto e video diffusi sui social, spinge tanti a sfidare i pericoli. I vigili urbani, impossibilitati a garantire una sorveglianza continua lungo i 13 chilometri di costa, sono intervenuti per bloccare alcuni ragazzi che si preparavano a imitare le acrobazie dei tuffatori professionisti.
Il dolore della città e l’appello al rispetto delle regole
La comunità di Polignano resta scossa per la morte di Francesco, ricevitore della squadra di football americano Catania Elephants, deceduto dopo aver battuto la testa contro uno scoglio sommerso. Ma mentre la famiglia e gli amici attendono ancora il rientro della salma in Sicilia, la città si trova a fare i conti con la leggerezza di chi continua a trasformare Lama Monachile in una sfida personale.
Il sindaco Vito Carrieri ha chiuso la porta a polemiche: “È il momento di stringerci attorno alla famiglia e agli amici di Francesco”, ha detto, invitando al silenzio e al rispetto. Ma sui social è già acceso il dibattito tra chi chiede misure drastiche per impedire i tuffi e chi denuncia l’irresponsabilità di molti bagnanti.
Un’estate segnata dagli incidenti in mare
L’episodio di Lama Monachile si inserisce in un’estate difficile sul fronte della sicurezza. Secondo i dati della Guardia costiera, dal 16 giugno sono stati soccorsi 180 bagnanti e 22 imbarcazioni solo lungo le coste pugliesi. Una statistica che conferma la pericolosità di sfide improvvisate e l’urgenza di maggiore consapevolezza.










