Il SAPPE – Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria – prende posizione sul caso dell’agente in servizio al carcere di Foggia indagato per peculato e truffa, accusato di aver sottratto generi alimentari destinati ai detenuti. L’operazione, condotta dagli investigatori foggiani, aveva portato alla sospensione dal servizio del poliziotto e suscitato un ampio dibattito sui social, con commenti e accuse generalizzate rivolte all’intero reparto.
“Responsabilità individuali, non di reparto”
Il sindacato sottolinea che l’agente indagato è stato “spiato e intercettato per mesi” e che, dalle risultanze, “non emergerebbe alcun concorso del reparto di Foggia”, motivo per cui eventuali responsabilità sarebbero da attribuire solo a livello individuale. “Chiediamo che la presunzione di innocenza valga anche per il poliziotto inquisito fino a una sentenza definitiva” dichiara il SAPPE.
Secondo informazioni raccolte dal sindacato, i generi alimentari che l’agente avrebbe portato via – frutta, verdura e altri prodotti – non farebbero parte delle quantità riservate alla preparazione dei pasti, ma sarebbero eccedenze inviate dalla ditta appaltatrice per compensare eventuali problemi o prodotti in scadenza non utilizzabili. “Si tratta di alimenti che sarebbero finiti comunque tra i rifiuti e che in alcuni casi venivano regalati anche ad altri detenuti che lavoravano in ufficio con lui” spiegano.
“Non furgoni di notte, ma buste in piena vista”
Il SAPPE contesta inoltre l’idea di un’azione nascosta e sistematica: “Il collega non entrava di notte con un furgone per portare via quintali di materiale. Quando c’era disponibilità di alimenti inutilizzabili, li metteva in una busta di plastica e attraversava il carcere in pieno giorno, ripreso dalle telecamere, fino all’uscita”.
Appello a informare in modo corretto
Per il sindacato, se queste circostanze venissero confermate, “sarebbero bastati provvedimenti immediati e mirati nei confronti del responsabile non autorizzato, evitando di trasformare la vicenda in un caso mediatico che colpisce l’intero corpo di polizia penitenziaria”.
Il SAPPE chiede alla stampa e alle istituzioni di prestare attenzione nella diffusione delle notizie, per non alimentare un clima di “demonizzazione e criminalizzazione” verso agenti che operano in condizioni “massacranti, in ambienti fatiscenti che ASL e NAS dovrebbero chiudere, e che rappresentano l’ultimo argine di legalità in un contesto difficile come il carcere di Foggia”.









