Nel 2023 ogni cittadino della provincia di Foggia ha speso in media 13.697 euro, meno della metà rispetto a un abitante di Milano, che nello stesso periodo ha registrato un consumo medio pro-capite di 30.993 euro. A certificare il divario tra Nord e Sud è un’analisi del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne – Unioncamere che per la prima volta ha stimato a livello provinciale i consumi delle famiglie italiane, distinguendo anche tra beni alimentari e non.
Il capoluogo dauno si piazza così all’ultimo posto in Italia, preceduto da Caserta (13.890 euro) e Agrigento (14.020 euro). All’estremo opposto, dopo Milano, seguono Bolzano (29.146 euro) e Monza e Brianza (26.714 euro).
Mezzogiorno penalizzato, ma con crescita più veloce
Il Mezzogiorno continua a evidenziare gravi criticità economiche e sociali, con le ultime 20 province per consumi pro-capite tutte localizzate al Sud, eccezion fatta per Rieti e Frosinone. La media meridionale si attesta a 16.244 euro a testa, circa il 20,8% in meno rispetto a quella nazionale (20.510 euro).
Eppure, proprio nel Sud si è registrata la crescita più intensa dei consumi tra il 2019 e il 2023, con un aumento del 15,7%, superiore al +14,4% del Nord-Ovest, al +12,7% del Nord-Est e all’11,3% del Centro.
In vetta alla classifica per incremento percentuale troviamo Enna (+21%), Caserta (+20,2%), Isernia (+19,5%), seguite da diverse realtà siciliane come Caltanissetta, Catania e Agrigento, quest’ultima in pari merito con Pavia (+18,2%).
Consumi alimentari, Sud in testa ma con più vulnerabilità
L’analisi sottolinea un altro dato chiave: nel Sud l’incidenza dei consumi alimentari sul totale è molto più alta rispetto al resto d’Italia. In 26 province meridionali su 38, questa incidenza supera il 21%, mentre nel Nord non si registra mai.
Secondo Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, ciò rivela una “doppia vulnerabilità”: da un lato i redditi familiari più bassi (circa il 25% in meno rispetto alla media nazionale), dall’altro una spesa concentrata su beni essenziali, particolarmente esposti all’inflazione e soggetti a frequente acquisto, che finisce per erodere ulteriormente il potere d’acquisto reale delle famiglie meridionali.
Nord locomotiva della spesa, ma il Trentino batte tutti pro capite
La Lombardia, da sola, concentra il 20% dei consumi complessivi delle famiglie italiane, seguita da Lazio (10,2%), Veneto (8,9%), Emilia-Romagna (8,6%) e Piemonte (7,6%).
Ma se si guarda ai dati pro-capite, il Trentino-Alto Adige svetta in cima alla classifica con 26.186 euro per abitante, seguito dalla Lombardia (24.284 euro) e dall’Emilia-Romagna (23.377 euro).
Foggia fanalino di coda: un segnale d’allarme per il territorio
Il fatto che Foggia occupi l’ultima posizione in Italia rappresenta un dato allarmante. L’elevata incidenza della spesa alimentare, la bassa capacità di spesa e la mancanza di consumi “altri” – come quelli per istruzione, cultura, tecnologia – raccontano una fragilità strutturale del tessuto socio-economico della Capitanata.
Un divario che non riguarda solo la quantità di denaro speso, ma anche la qualità della spesa e, in ultima analisi, le condizioni di vita di migliaia di famiglie del territorio.










