“Adesso basta”. Gli Amici del Viale Foggia APS, presieduti da Marialuisa de Niro, alzano il tono della protesta e annunciano una possibile azione legale nei confronti del Comune. Al centro dell’accusa c’è l’inerzia amministrativa e la mancata risposta alle segnalazioni che da anni documentano una situazione di degrado e abbandono nel Quartiere Ferrovia.
“Ratti, scarafaggi, scarichi maleodoranti, carne scaduta gettata nei tombini, bombole di gas nei seminterrati e continue risse serali”, denunciano i soci. “Ci sono tutti gli estremi per chiedere conto alla giustizia, con una denuncia per omissione di atti d’ufficio”.
“Nove anni di slogan, zero risultati”
Nel mirino dell’associazione, che da tempo si batte per la riqualificazione del Viale della Stazione e delle aree limitrofe, ci sono non solo le condizioni igienico-sanitarie, ma anche l’assenza di ordinanze efficaci, promesse non mantenute e una visione strategica ancora inesistente. “Abbiamo vissuto nove anni di slogan e campagne elettorali girate sul nostro quartiere, ma nulla è cambiato”, spiegano.
Anche le telecamere di videosorveglianza annunciate dall’assessore alla Legalità Giulio De Santis e la presenza fissa dei vigili urbani, pur riconosciute, non sembrano bastare. “Serve una vera svolta, non spot”.
Il nodo attività commerciali e la proposta di autoregolamentazione
Un altro fronte caldo riguarda le attività etniche e il cosiddetto “effetto sovraffollamento commerciale”. La legge Bersani – ricordano – ha liberalizzato le licenze, ma diversi Comuni, come Novara o San Giuliano Milanese, hanno approvato regolamenti locali per mantenere equilibrio e decoro.
“Perché Foggia non fa lo stesso? – chiedono – Si può stabilire una distanza minima tra esercizi simili, pretendere traduzioni delle insegne, vietare la formazione di gruppi all’esterno”. E rilanciano una proposta concreta: riconoscere il Viale della Stazione come luogo storico, per tutelarne il valore e fermare il degrado urbanistico e immobiliare.
Tari, tassisti abusivi e ordinanza antibivacco: “Troppe promesse disattese”
Nonostante l’aumento della Tari, spiegano, i residenti vivono “tra i bidoni dell’immondizia”, spesso accumulati dagli esercizi commerciali senza controllo. “Paghiamo per servizi che non abbiamo. La Tari è diventata una forma di estorsione”.
E sul tema sicurezza: “La tanto attesa ordinanza antibivacco non è mai arrivata. Non ci sarà neanche una quarta stazione dei carabinieri, come ci è stato detto da fonti romane”. Da qui la proposta alternativa: usare quei fondi per assumere nuovi agenti della Polizia Locale e programmare controlli mirati.
Appello finale e annuncio di azioni collettive
In conclusione, l’associazione non esclude una azione legale collettiva per accertare eventuali responsabilità penali. “Vogliamo giustizia per il nostro quartiere, che oggi ha un valore di appena 400 euro al metro quadro. Perché non prevedere incentivi, defiscalizzazioni, promozione di attività artigiane e commercio di qualità?”.
“Gli assessori fanno solo annunci, ma la realtà è che la città crolla a pezzi”, conclude Marialuisa de Niro. “Adesso siamo noi a passare alle vie di fatto. Chiediamo rispetto, sicurezza e una città degna di questo nome”.









