Nel 2024, mentre il resto d’Italia ha registrato un boom senza precedenti dell’imposta di soggiorno – con incassi volati a 760 milioni di euro, in crescita del 19% rispetto al 2023 – Foggia segna il passo. Secondo l’elaborazione del Centro Studi Enti Locali su dati Mef, Istat e Banca d’Italia, la provincia dauna è tra le poche realtà in controtendenza, con un calo del 3% nelle entrate derivanti dalla tassa sui pernottamenti.
Numeri record altrove, ma la Capitanata resta al palo
A livello nazionale, il successo dell’imposta di soggiorno è trainato da città come Firenze, che ha toccato quota 76,9 milioni, e Milano, vicinissima con 76,5 milioni. In forte ascesa anche realtà turistiche come Rimini (+28%), Torino (+5%) e persino piccoli centri come Sorrento, che con appena 15mila abitanti ha incassato 9,1 milioni (+32%).
Anche il Sud comincia a recuperare terreno: il Mezzogiorno ha visto crescere del 29% gli incassi, grazie soprattutto alle performance delle isole. Province come Bari (+195%) e Barletta-Andria-Trani (+200%) hanno registrato aumenti esponenziali. Ma Foggia è rimasta indietro, perdendo terreno mentre il resto della regione accelera.
Una scelta (non sempre) strategica
Nonostante il potenziale turistico della provincia – che spazia dal Gargano alle zone interne, dal mare alla spiritualità di San Giovanni Rotondo – solo una parte dei comuni della Capitanata applica l’imposta di soggiorno. E anche dove è attiva, spesso manca una vera strategia di valorizzazione turistica collegata all’uso delle entrate.
Secondo Veronica Potenza, ricercatrice del Centro Studi Enti Locali, “molti enti rinunciano consapevolmente a queste entrate nel tentativo di apparire più attrattivi verso i turisti, seguendo le pressioni delle associazioni di categoria”. Una scelta comprensibile, ma che potrebbe rivelarsi miope in un contesto in cui la tassa rappresenta una fonte crescente e fondamentale di risorse per migliorare servizi e accoglienza.
Una questione anche di visione
L’imposta di soggiorno, se ben gestita, può diventare leva per lo sviluppo locale: finanziamento di eventi, promozione territoriale, tutela ambientale, servizi al turista. Ma senza una governance forte e una regia unitaria, si rischia che rimanga un’opportunità mancata.
Per Foggia e provincia, il 2024 rappresenta quindi un campanello d’allarme. Mentre il turismo cresce, anche in chiave internazionale, serve un cambio di passo che metta a sistema le risorse disponibili, comprese quelle derivanti dalla fiscalità turistica. Altrimenti, il rischio è quello di rimanere spettatori in un mercato in piena espansione.









