Il caso è di quelli che scottano. Non solo per la cifra – 136mila euro per l’arredo urbano affidati a una cooperativa riconducibile a Miriam “Maria” Aprile, sorella gemella della vicesindaca e assessora all’Ambiente Lucia Aprile – ma per il cortocircuito simbolico che scatena. Perché quando ad essere sotto accusa è un’esponente del Movimento Cinquestelle, da sempre custode autoproclamato del verbo dell’“onestà”, la questione morale si fa più pesante, più profonda, più politica.
Secondo quanto ricostruito, la cooperativa affidataria del servizio risulterebbe avere tra i soci proprio la sorella dell’assessora. E già a dicembre – attacca il deputato leghista Rossano Sasso – un altro affidamento diretto di 20mila euro sarebbe andato a un fratello di Aprile, per il “Villaggio di Babbo Natale”. Tutto legale, certo, ma la forma è sostanza, soprattutto per chi ha costruito consensi sulla trasparenza e sulla diversità etica rispetto ai partiti tradizionali.
Dalla società civile alla difesa istituzionale
Lucia Aprile non è una sconosciuta nel panorama civico foggiano. Ex componente del comitato cittadino “La Società Civile”, da cui si è levata negli ultimi mesi una delle voci più severe contro opacità, affarismi e gestione clientelare, oggi si ritrova dalla parte opposta del vetro, a difendersi da accuse che ricalcano esattamente quelle che, da attivista, ha contribuito a sollevare in passato. Una parabola politica che impone riflessioni profonde anche dentro al Movimento, dove già serpeggiano malumori e prese di distanza interne.
L’assessora ha risposto con una lunga dichiarazione pubblica, rivendicando integrità personale e fiducia negli accertamenti in corso. Ha parlato di atti esclusivamente dirigenziali, di politica estranea alle procedure, di rispetto per la legge e trasparenza. Ha annunciato verifiche, approfondimenti e un’indagine interna. Ma le opposizioni, da Fratelli d’Italia alla Lega, non mollano la presa. E nel Movimento Cinquestelle stesso, il coordinatore provinciale ed europarlamentare Mario Furore avrebbe fatto sapere che ascolterà personalmente Aprile per fare chiarezza.
Il caso politico travalica Palazzo di Città
L’affare, intanto, ha preso quota nazionale. Sasso, con un attacco diretto a Giuseppe Conte, tira in ballo il “grido dell’onestà” che oggi, secondo lui, si sarebbe trasformato in “omertà”. Evoca Milano, Prato, le polemiche sul Pd, e insinua un sospetto velenoso: che la legalità valga solo quando riguarda gli altri. Il campo largo, sostiene, è ormai un campo minato di incoerenze.
Ma la vera domanda, la più inquietante, non è se l’atto sia formalmente corretto – questo lo diranno gli accertamenti – bensì se sia legittimo in senso politico e morale. Se sia accettabile che la gestione della cosa pubblica si avvicini così tanto a legami familiari e personali, in un contesto in cui la fiducia dei cittadini verso le istituzioni è già ampiamente logorata.
Il peso delle relazioni, l’urgenza della coerenza
Foggia, non va dimenticato, è una città che ha conosciuto anni bui e oggi tenta, faticosamente, di ricostruire una nuova credibilità politica. In questa cornice, anche l’apparenza conta. Anche le parentele vanno maneggiate con prudenza. Anche un solo euro pubblico affidato nel cono d’ombra del sospetto, ha un peso politico enorme.
Lucia Aprile – che fino a ieri incarnava la voglia di cambiamento – ora ha un’occasione rara: dimostrare che essere “diversi” non è solo uno slogan da campagna elettorale, ma una postura concreta nel governo della città. E che la trasparenza non è solo una bandiera da sventolare, ma un dovere da esercitare sempre, soprattutto quando tocca i rapporti più delicati..











